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PETROLIO A BUON MERCATO: GODETEVELO FINCHÈ DURA

di Howard Banks, 15/06/1998
traduzione di Carpanix

 

NON QUEST’ANNO, né il prossimo, ma può essere entro cinque anni da adesso, i prezzi del petrolio cominceranno a crescere, dice Franco Bernab, direttore esecutivo della compagnia petrolifera italiana ENI S.p.A. Ben prima del 2010, è convinto, il mondo sarà vulnerabile a shock petroliferi sullo stile degli anni ‘70.

Parlando a FORBES in Londra all’inizio di maggio, egli dice: “C’è un gran compiacimento tra i politici e gli economisti per il fatto che il problema petrolifero è finito. Ma a dispetto dei bassi prezzi attuali, nel lungo termine ritorneremo ad uno scenario caratterizzato da prezzi elevati nel settore petrolifero”.

Sembra poco probabile, in un momento in cui i prezzi del greggio sono sagged sotto i 15 dollari al barile. In termini reali indicizzati in base all’inflazione, questo prezzo non è molto superiore ai livelli appena precedenti al momento in cui l’OPEC zavorrò il mondo con il petrolio a 30 dollari nel mezzo degli anni ‘70. In breve, alla resa dei conti, il prezzo del petrolio è rimasto stabile in un quarto di secolo. Comunque, Bernab — che è un ex professore di economia e negli anni ‘70 era esperto economista presso la parigina Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo — propone una tesi ben argomentata secondo la quale il petrolio sarà molto più costoso nel XXI secolo di quanto sia stato nel XX.

Che dire della tecnologia? Cose come la trivellazione orizzontale, non hanno grandemente incrementato l’estrazione dai giacimenti petroliferi esistenti in anni recenti? Certo, dice Bernab, ma non ci sono più molte prospettive di incrementare le riserve estraibili in questo modo.

La visione convenzionale odierna è che i prezzi rimarranno bassi per il futuro prevedibile poiché le riserve sono andate crescendo, specialmente con le scoperte di petrolio al di fuori dei Paesi dell’OPEC (il Mare del Nord , il versante Settentrionale dell’Alaska). Sulla carta, le riserve mondiali dichiarate, quando riferite alla produzione, sono un quinto maggiori di quanto fossero prima del 1973.

“In realtà è accaduto l’esatto opposto”, dice Bernab. La maggior parte dell’incremento nelle riserve mondiali è stata nell’ambito dell’OPEC e si è verificata nel 1987 e in minor misura nel 1989. In questi anni, i prezzi del petrolio furono bassi. “I Paesi dell’OPEC gonfiarono le cifre riferite alle proprie riserve al fine [secondo il loro metodo di calcolo] di aumentare la propria parte di produzione dell’OPEC per mezzo del sistema delle quote”. Uno stratagemma contrattuale per incrementare i guadagni per pagare i propri debiti crescenti? “È stato semplicemente un trucco”, egli dice. O il petrolio scoperto esisteva solo sulla carta, o era stato lì per tutto il tempo ma i proprietari non lo avevano dichiarato. In entrambi i casi, non si trattava di nuovo petrolio.

Un’altra regione che dichiara riserve in aumento è l’ex Unione Sovietica.

“Anche questi Paesi sovrastimano le proprie riserve, in questo caso perché usano il concetto di riserve geologiche [tutto ciò che potrebbe trovarsi nel sottosuolo] più che il concetto occidentale di riserve economicamente producibili”, spiega.

Il riferimento chiave di Bernab è il rapporto riserva/produzione, il rapporto tra le riserve economicamente producibili certe e l’attuale produzione delle compagnie petrolifere estranee all’OPEC. Egli guarda alle 200 maggiori compagnie petrolifere del mondo che non appartengono a un Paese produttore di petrolio, eliminando da questa lista compagnie nazionali quali l’Aramco dell’Arabia Saudita e la National Oil Co. dell’Iraq (un gruppo che rappresenta oltre il 60% delle riserve petrolifere mondiali). Per la sua lista di 200, Bernab dice, le nuove riserve non riescono a tenere il passo con la crescita della produzione. “Dal 1980 al 1997, il loro rapporto riserva/produzione è sceso da 18 a 12 anni. Bernab pensa che questo termine continuerà a scendere. “Anche per mantenere tale rapporto con l’odierna crescita del 2,5% nella produzione mondiale, questo gruppo avrebbe bisogno di sostituire il 140% delle proprie riserve nei prossimi cinque anni”, dice. Questo semplicemente non è in previsione.

“La quantità di nuove scoperte nel mondo è caduta da un picco di 41 miliardi di barili all’anno nel 1962 agli attuali 5-6 miliardi di barili”, dice. Il picco delle nuove scoperte si ebbe negli anni ‘60, con solo mezza dozzina di giacimenti petroliferi importanti scoperti da allora in poi.

“Il solo nuovo bacino veramente importante recentemente scoperto è il Golfo di Guinea africano, al largo dell’Angola, del Congo, del Gabon e della Nigeria. Anche il nuovo giacimento petrolifero del versante Settentrionale dell’Alaska contiene meno petrolio di quanto si fosse sperato un tempo”.

“Per quanto riguarda gli Stati Uniti nel loro complesso, l’industria sta spendendo il 15% in più di cinque anni fa in spese controcorrente, ma senza vedere incrementi nelle riserve”, dice.

“Il Mare del Nord ha fornito oltre la metà dell’incremento della produzione degli ultimi 15 anni. Ma la produzione in quell’area comincerà a calare nei prossimi due o tre anni”. [l’articolo è stato scritto nel 1998, i tre anni sono passati, e la produzione nel Mare del Nord è ora effettivamente in calo. - N.d.T.]

Bernab accenna a ciò che sta accadendo nel settore norvegese.

“Hanno annunciato che il loro aumento della produzione di gas naturale di 100 miliardi di metri cubi all’anno dal 2000 al 2010 sarà ridotto a 80 miliardi di metri cubi. La ragione è che essi possono tenere alta la produzione di petrolio solo iniettando gas nei loro pozzi”, dice Bernab.

Anche la produzione nel nuovo giacimento petrolifero a ovest delle Isole Shetland si sta dimostrando molto più ardua del previsto.

“La mia previsione è che tra il 2000 e il 2005 il mondo raggiungerà il massimo della produzione dai giacimenti noti, dopo di che essa diminuirà”. Ma la domanda continuerà a crescere, lentamente ma inesorabilmente.

Ciò significa che i prezzi del petrolio rimarranno bassi ben dopo la fine del millennio e quindi cominceranno a crescere? Non necessariamente. Una volta che i mercati divengano consapevoli del fatto che la produzione ha raggiunto il suo massimo mentre la domanda continua a crescere, i prezzi potrebbero salire prima di ogni reale carenza.

Se Bernab ha ragione, il petrolio e le azioni petrolifere dovrebbero essere buoni investimenti per chi sa essere lungimirante. Ma ci sono altre, più terribili implicazioni. “Questo sposterà il potere del mercato del petrolio nuovamente nella regione del Golfo Persico”, fa notare. Più che mai, il Medio Oriente diverrà una potenziale polveriera per una guerra [nel 2003 l’Iraq è stato effettivamente invaso. Coincidenze? - N.d.T.].

Sidebar: A different kind of oil man

 

Di Howard Banks, 15/06/1998
Traduzione di Carpanix
Versione originale in inglese: fai click qui.