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ESTINZIONE = COGLIONATA?

 

Autore: Pinco Pallino
Data: 22/07/03 - 15:11

 

Sono favorevole all’estinzione umana…

Siccome coglionate come questa sono ripetute con meccanica regolarità, se ne riempie il mondo e non pare restare più spazio per le cose sensate, vorrei fare una

Breve discussione sull’argomento.

In prima battuta escludiamo, anche solo con presupposti probabilistici, che chi scrive ciò sia un extraterrestre.
Anche se sarebbe interessante, escludo quindi il caso in cui alcuni frequentatori di questo forum siano marziani travestiti, anche perchè non vedo logiche ragioni per cui una razza di alieni dovrebbe desiderare l’estinzione della nostra.

In secundis, escluderei anche la possibilità di una battuta, buttata a scopo meramente provocatorio.

Si può invece valutare maggiormente il caso che le parole siano emesse solo come suoni e che alle spalle non ci siano pensieri, ma solo turbe di emozioni contrastanti e sconnesse.

Si dovrebbe allora ritenere che i soggetti pensino di essere convinti di quanto dicono indipendentemente dalle connessioni logiche (e certamente questo caso può rientrare nel precedente).

Se restiamo nell’ambito di questa ipotesi, si deve immaginare una persona, apparentemente normale, che, nell’animo, cova il desiderio di veder estinta la razza a cui appartiene. (Se così non fosse, ovvero facesse affermazioni contrarie al proprio pensiero, il posto più adatto sarebbe una clinica psichiatrica).

Dunque, è straordinario, ma realmente esistono persone che sono al posto in cui stanno, vivono la vita che vivono, usano auto e mezzi pubblici, servizi e telefoni, internet e acqua corrente, elettricità e gas, camminano sulle strade asfaltate, girano con biciclette, lavorano per qualche S.r.L. o S.p.A., hanno magari anche la televisone e la radio, ovvero sono parte del mondo attuale, eppure ritengono che tutto quello che le circonda sia male, quanto e più profondamente di quello che potevano i puritani o gli inquisitori (che, entrambi, per lo meno, avevano la giustificazione di agire in vista e in nome un fine superiore).
Ovvero si fa parte del sistema, ma nello stesso tempo si ritiene che il sistema non sia da cambiare, bensì addirittura da distruggere! Il tutto, ovviamente, senza neppure fermarsi a ragionare sul fatto che anche quella che si ritiene il livello di “coscienza” raggiunto deriva e dipende esclusivamente da tutto il resto delle cose.

Ma purtroppo il ragionamento è proprio quello che manca e non è, come in altri casi, per lo meno, sostituito dall’“umanità” del sentimento.

In questa condizione, sarebbe semplicistico, ma naturale, chiedersi come mai i soggetti in questione, appartenendo alla razza di cui sopra, non provvedano alla loro medesima estinzione in tempi brevissimi, onde sollevare dalla loro immonda presenza la natura.

Alla considerazione che alle parole mai seguono i fatti, viene ancora spontaneo porre, con la massima benevolenza, l’ipotesi che questi soggetti siano non violenti, ovvero non ucciderebbero neppure se stessi. (La tesi della non violenza permette loro di non discutere se sia maggiore il danno che fanno restando piuttosto dei vantaggi che ci sarebbero estinguendosi).
Che però facciano parte della società attuale e che, come tali, siano compartecipi sia dei suoi lati positivi che negativi, ovvero che per costruire la tanto ecologicamente esaltata bicicletta ci vogliano le miniere, i minatori, le multinazionali, le navi, i treni, i tir e le petroliere, le acciaierie e le fabbriche di plastica, le strade e il consumo di energia e l’inquinamento relativo, il commercio e il denaro, le azioni, le borse, i capitalisti e le banche, questo non viene neppure lontamente considerato.
Si tratterà forse solo di una gravissima forma di ignoranza o di megacododipagliosi?

Comunque, si dovrebbe chiedere: e se il mondo fosse tutto composto di soggetti simili, ovvero non violenti, animalofili, odiatori della carne, ecc., anche in tal caso varrebbe il desiderio di ecatombe umana?

Ovvero, in un idilliaco (?) scenario di una totalità di pensieri omologati al proprio non ci sarebbero più i presupposti per l’ estinzione, visto che tutti sarebberero proni ai dettami della “natura”?

Anche se un cotale mondo è difficile da visualizzare, vale la pena di avere una risposta.
Perchè in caso positivo il passo logico successivo sarebbe quello di chiedersi in base a quali ragioni obiettive il proprio pensiero debba essere coinsiderato specchio della natura e della realtà più di quelli degli altri.

Una parziale conferma di questa ipotesi è data dalla sorprendente affermazione “Non farò mai figli… mai!”, come se il “fare figli” stesse in termini simili a “fare la cacca” o “fare il bucato” o “fare una rapina”. Lasciando stare la presunzione insensata che contiene una simile frase, viene da porsi una serie di questioni su cosa rappresenti la vita per persone di questo tipo e se non si tratti forse di mancanza di accettazione di se stessi, di rifiuto o paura delle responsabilità o di quanto non si comprende o sia solo grossolano egoismo.
E, seriamente, ripropone il problema della malattia morale.

Impressionante poi l’ affermare che il «nipote… per fortuna sta crescendo non violento e… odia la carne come la zia».

Ovvero si dovrebbe dedurre che il desiderio di estinzione non è poi così totale, visto che il nipote pare sfugga alla necessità di essere estinto (il “per fortuna” lo sembra sottointendere) per la sua “non violenza” e “odio della carne”? (mentre invece lascia maggiormente perplessi la positività di una eventuale somiglianza parentale. Da notare inoltre, l’uso della parola “odio” che è buon indice del modo di affrontare la cosa).

E se così è, perchè lui no-estinzione e altri si?

Allora forse non si tratta di estinzione della razza, ma de la raza de mona che pensen diverso de mi? Già sentito in diverse varianti (ogni genere di ismo che potete rammentare parla così).

O, invece, anche il nipote va estinto? E se non volesse?

Lascio aperto il caso e pongo fine alla disquisizione concludendo:

Spero di essere stato abbastanza scostante e insultante da far percepire la mia assoluta contrarietà per questo genere di uscite vergognosamente idiote.
E spero che gli “estintori di razze umane” si fermino un attimo per verificare se sia veramente il caso di esternare in questi termini un disagio che è del tutto loro personale e che non porta certo alcun bene all’eventuale positività delle cause che pensano di difendere e tanto meno all’umanità a cui appartengono.

Pinco Pallino


 

Re: ESTINZIONE = COGLIONATA?

 

Autore: Carpanix
Data: 22/07/03

 

Caro Pinco Pallino

Gioisco nel leggere la tua lunga lettera, perché mi da modo di soddisfare una delle mie [molte] perversioni: la grafomania. :)

La prima cosa che mi colpisce del tuo scritto è la violenza verbale. Non sono in condizioni di valutare questo atteggiamento perché sono un frequentatore di questo forum solo dal 13/07/2003. Mi auguro che derivi da provocazioni da te precedentemente subite nell’ambito di questo forum, perché se questa fosse la tua naturale indole, sarebbe veramente un brutto segno.

Fingendo che la forma della tua lettera aperta sia pacata ed affabile, ti rispondo con un tono analogo.

Conosco a fondo il contenuto del sito www.estinzioneumana.it oltre che quello di molti altri che trattano il tema della sovrappopolazione e delle sue perniciose conseguenze. Devo ammettere che talora i curatori di questi siti si fanno un po’ prendere la mano dal punto di vista formale [attenzione: solo dal punto di vista formale!] e tendono ad indulgere con eccessivo autocompiacimento nell’ostentazione di un catastrofismo di sensazione. Detratta debitamente la tara, ad ogni modo, è impossibile non convenire che le informazioni divulgate corrispondono in massima parte al vero.

Ecco un elenco dei siti ai quali faccio riferimento, che invito tutti a consultare. Senza un’informazione adeguata non ci può essere giudizio, ma solo pregiudizio.

http://www.dieoff.org [in inglese]
http://www.overpopulation.org [in inglese]
http://www.oilcrash.com [in inglese]
http://spg.hyperlinker.com [in italiano]
http://www.populationconnection.org [in inglese]
http://www.estinzioneumana.it [in italiano]

Soffermiamoci però su http://www.estinzioneumana.it, che pare turbarti particolarmente.

Comincerei con una domanda: qual è il tuo atteggiamento nei confronti di religioni affermate e diffuse quali cattolicesimo, calvinismo, islamismo, induismo, jainismo, buddismo, animismo, quel-che-ti-parismo? Penso che ne accetterai di buon grado l’esistenza o, quanto meno, dal tuo scritto non traspare una particolare ostilità nei loro confronti. Eppure, anche in queste religioni l’aspetto irrazionale è palese. Ciascuna di esse promuove credenze e comportamenti inspiegabili se non valutati nell’ambito del concetto, radicato in ogni religione, di fede. Per definizione, costituisce fede tutto ciò che è acriticamente accettato poiché considerato così ovvio da non poter essere messo in discussione e da non dover essere provato. Una sorta di assioma ideologico. Tu stesso manifesti nel tuo scritto una serie di assolute certezze così ampia e una indignazione così profonda da far intravedere la presenza di una fede, quale che sia. Non c’è nulla di disdicevole in questo, anzi…

Mi permetto di citare una tua frase: «Si può ancora considerare che i soggetti in questione siano affetti da problemi psichici, alienazioni o quant’altro alteri la mente. Ma più che per un malanno fisico, sono incline a diagnosticare un male spirituale o morale che dir si voglia.»

Si tratta di una frase pericolosa. Da agnostico quale sono, potrei ipotizzare che si tratti di una bestemmia, passibile di denuncia in quanto offensiva del credo di alcuni, pochi o tanti è irrilevante. Le leggi attuali proibiscono il vilipendio nei confronti delle religioni, così come la discriminazione dovuta a fattori ideologici o razziali [nel contesto di questo ragionamento, l’aspetto razziale è fortunatamente irrilevante]. Ti muovi su un terreno minato. Lo stesso sul quale mi muoverei io se mi permettessi espressioni del tipo: «I Cattolici sono una massa di creduloni pervertiti con una tendenza maniacale al masochismo, poiché venerano immoralmente un dio assassino che uccide sistematicamente tutti coloro ai quali concede la vita». Ovviamente, questo è solo un esempio: io non mi permetterei mai di esprimere un pensiero di questo genere, perché lo considerei estremamente grezzo e poco rispettoso delle altrui convinzioni e credenze.

Il mio uso del termine “bestemmia” in riferimento alla tua frase, parte dal presupposto che, se non tutti, sicuramente molti dei volontari del VHEMT fanno della propria adesione al movimento una sorta di missione che ha molti aspetti della adesione ad una religione “ufficiale”. Non ultimo quello del sacrificio personale. Ho letto un post nel quale si ironizzava sul fatto che alcuni [molti?] aderenti al VHEMT non pratichino la sterilizzazione su se stessi, preferendo fare ricorso ai contraccettivi: evidentemente, ci sono persone più convinte e motivate ed altre meno, ma ti garantisco che non sono rari i volontari del VHEMT che hanno percorso o intendono percorrere in piena consapevolezza e libertà questa strada. Altrove ci si abbandonava al senso dell’assurdo chiedendo perché non si suicidassero per ottenere il fine tanto auspicato. Sono tue parole: «In questa condizione, sarebbe semplicistico, ma naturale, chiedersi come mai i soggetti in questione, appartenendo alla razza di cui sopra, non provvedano alla loro medesima estinzione in tempi brevissimi, onde sollevare dalla loro immonda presenza la natura». Con un fin troppo facile parallelo potrei farti notare che, evidentemente, se tutti coloro che sostengono di credere in una vita migliore al di là della morte dovessero anticipare la propria dipartita per ottenere l’agognata ricompensa, rimarremmo veramente pochini, poiché scomparirebbero di botto quanto meno tutti i cristiani e l’intera comunità islamica…

Questo per quanto riguarda un atteggiamento rispettoso delle altrui idee, specie quando assumono l’aspetto di una religione. Ma aggiungerei altro…

Poco oltre sostieni: «Se così non fosse, ovvero facesse affermazioni contrarie al proprio pensiero, il posto più adatto sarebbe una clinica psichiatrica».

Spiacente, le cliniche psichiatriche non sarebbero sufficienti a contenere la gran massa di ipocriti che popola l’orbe terracqueo. Essere ipocriti occasionalmente è cosa propria di ogni essere umano. Ma proprio tutti, intendo. Il più delle volte, la cosa resta fortunatamente nei limiti della tollerabilità.

Continuo a citarti: «…si fa parte del sistema, ma nello stesso tempo si ritiene che il sistema non sia da cambiare, bensì addirittura da distruggere! Il tutto, ovviamente, senza neppure fermarsi a ragionare sul fatto che anche quello che si ritiene il livello di “coscienza” raggiunto deriva e dipende esclusivamente da tutto il resto delle cose».

Generalizzi. E qui parlo per me. Non intendo distruggere assolutamente nulla, piuttosto costruire intorno a me un mondo più vivibile di questo convulso serraglio nel quale ci agitiamo quotidianamente. Non nego minimamente che il percorso della storia umana ci abbia permesso di ottenere molte cose di valore; sarebbe però poco serio ostinarsi a seguire una strada che, pur valida nel passato, ha fatto il suo tempo e si dimostra oggi fortemente inadeguata. Mi riferisco essenzialmente al mito della crescita continua in un ambiente dalle risorse infinite, “conquista” della storia occidentale del XX secolo ormai diffusa a livello quasi globale. Semplicemente, è un modello a mio modo di vedere irrazionale, che può continuare ad esistere solo per l’azione della sostanziale ignoranza [nel senso di mancanza di conoscenza] massivamente diffusa tra i più. Non ho minimamente il terrore della modernità, né della tecnologia che anzi saluto con favore in quanto espressione dell’intelligenza umana. Del resto, anche un esplosivo è una buona cosa, fintanto che non lo si usa per far saltare in aria uno stadio gremito di persone. In altre parole, non dimentichiamo MAI che l’alta tecnologia mette nelle nostre mani una enorme responsabilità.

Una tua frase mi lascia profondamente perplesso: «Una parziale conferma di questa ipotesi è data dalla sorprendente affermazione ‘Non farò mai figli… mai!’, come se il ‘fare figli’ stesse in termini simili a ‘fare la cacca’ o ‘fare il bucato’ o ‘fare una rapina’. Lasciando stare la presunzione insensata che contiene una simile frase, viene da porsi una serie di questioni su cosa rappresenti la vita per persone di questo tipo e se non si tratti forse di mancanza di accettazione di se stessi, di rifiuto o paura delle responsabilità o di quanto non si comprende o sia solo grossolano egoismo. E, seriamente, ripropone il problema della malattia morale».

Probabilmente la scelta delle citazioni è stata fatta un po’ di fretta, ma tralascio volutamente aride speculazioni speciose per passare subito alla sostanza. Fare figli, in sé, non è un’azione criminosa, è un’azione naturale. Il percorso storico alle nostre spalle, pur avendoci permesso di raggiungere traguardi apprezzabili, ci ha condotti ad un momento in cui anche questa azione semplice, spontanea e naturale non può più essere lasciata ad una incosciente [nel senso di non consapevole] forma di autodeterminazione perché fonte di pericolo per la comunità, almeno nel breve periodo. Anche non volendo considerare la questione a livello globale [sei miliardi e mezzo di individui costituiscono un fardello insopportabile per il nostro piccolo pianeta], basta guardarsi intorno in questa nostra Italia per rendersi conto che, se la nazione fosse un albergo, avrebbe la scritta “tutto esaurito” alla porta già da un sacco di tempo. IN QUESTO CONTESTO, oggi, fare figli è un’azione disdicevole, perché non in linea con le necessità e con le possibilità della nostra “casa”. È causa diretta di un costo sociale e ambientale troppo alto per essere sostenuto. È assolutamente inutile riempirsi la bocca con le sciocchezze pseudo-ambientaliste alle quali ci hanno abituato i nostri amministratori [spinti, attenzione, dall’opinione pubblica] se PRIMA o contestualmente non si mette in atto una seria politica di disincentivazione delle nascite e dell’immigrazione, allo scopo di ridurre gradualmente ma massicciamente e con decisione la quantità di popolazione residente sul nostro territorio. La raccolta differenziata è una gran cosa, ma a che serve se ogni anno siamo un po’ di più a produrre rifiuti? [già solo il ‘fare la cacca’ fa di tutti noi dei produttori di rifiuti, indipendentemente dalle nostre intenzioni]. Che senso ha parlare di energie rinnovabili, nel momento in cui sappiamo che la quantità di energia rinnovabile che il nostro territorio può fornirci non è in grado di coprire il fabbisogno che di una minuscola porzione della popolazione complessiva del nostro Paese? E ancora, sei veramente convinto che con mezzo ettaro di territorio a testa sia possibile non dico vivere bene, ma anche solo sopravvivere? IN QUESTO CONTESTO, anche l’estinzionismo con le sue posizioni dichiaratamente estreme, ha una dignitosa funzione sociale, poiché favorisce un processo di risveglio dal novecentesco sonno dogmatico della crescita illimitata. Ne abbiamo veramente bisogno.

Non posso qui scrivere un trattato, quindi mi fermo ma, come dissi in apertura, una delle prime cose da fare è acquisire informazioni, traendole dalle esperienze altrui [vedi i siti segnalati, da comparare con quanto vanno predicando i mezzi di informazione di massa] o osservando direttamente e con oggettività ciò che ci circonda, senza lasciare che l’ideologia ci acciechi: i segni sono tutto intorno a noi, e ci dicono con forza «FARE FIGLI? NO GRAZIE!».

Cordialmente,
Carpanix


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