Pubblicato su un forum inerente lo sviluppo di energie alternative.
| Autore: | Carpanix |
| Data: | 04/09/03 - 02:47 |
Beh… può sembrare poco opportuno proporlo in questa sede ma…
…ogni figlio che metto al mondo consumerà almeno tanta energia quanta ne consumo io quindi, se non lo metto al mondo, ho già risparmiato un bel po’!
Ne dovrebbe derivare che:
Ovviamente, le percentuali sono tirate lì quasi a caso, ma il concetto di
base mi sembra valido.
Tenete anche conto che la tecnologia per attuare questo progetto è già
ampiamente disponibile, sperimentata e di basso costo. Inoltre, si può iniziare
fin da subito, specialmente se siete giovani. NON È UNA PROVOCAZIONE!
Che ne dite?
Cercate di commentare senza sarcasmo, per favore.
Carpanix
| Autore: | Muzio Scevola |
| Data: | 05/09/03 - 17:43 |
Di primo acchito mi verrebbe da rispondere: “Il metodo da te proposto è ottimo;
avrebbero dovuto praticarlo i tuoi genitori!”.
Ma poiché vedo che si vuole impostare una discussione seria su questo argomento,
cercherò di fare un’osservazione seria: quando dici “Think different”,
fallo veramente, e prova a chiederti:
Prova a dare risposte tecniche a queste domande, e vedrai che non ha molto senso
cercare di dare una giustificazione “tecnica” alle tue teorie “filosofiche”. Non
condivido le tue idee, anche se le rispetto, ma ti ricordo che il buon Adolf Hitler
aveva il sostegno “tecnico” di fior di scienziati quando decise di sterminare gli
ebrei, e che il suo coetaneo (più o meno) Eisenhower aveva dalla sua i migliori
scienziati quando decise di sganciare le bombe su Hiroshima e Nagasaki.
Da qui la mia conclusione: il quesito da te posto è un pò fuori luogo in
questo forum, ma dovrebbe andare nello stesso forum in cui ci si chiede cos’è
lo sviluppo sostenibile, per chi deve essere sostenibile e da chi deve essere sostenuto.
Scusa se mi sono allargato un po’.
Muzio Scevola.
| Autore: | Carpanix |
| Data: | ??? |
Ciao Muzio
Come promesso, ecco la mia risposta alle tue stimolanti domande.
Sento già un formicolio pervadermi le dita, ansiose di titillare a lungo la
tastiera del computer, in una profusione di verbosità. Prendi una sedia comoda
e preparati alla lettura di un post piuttosto “esteso”!
| Muzio Scevola: | Scusa se mi sono allargato un po’. |
| Carpanix: | So che è quantomeno originale cominciare a rispondere dal fondo, ma immagino
che non te ne risentirai. Ritengo che non ti sia assolutamente allargato più del dovuto. Le questioni vanno sempre analizzate nel loro contesto, non ha assolutamente senso soffermarsi maniacalmente sui dettagli senza mettere “in situazione” ciò su cui si sta lavorando! Probabilmente, alla fine della nostra discussione, entrambi ci accorgeremo di avere peccato, semmai, di eccessivo particolarismo. |
| Muzio Scevola: | Da qui la mia conclusione: il quesito da te posto è un pò fuori luogo in questo forum, ma dovrebbe andare nello stesso forum in cui ci si chiede cos’è lo sviluppo sostenibile, per chi deve essere sostenibile e da chi deve essere sostenuto. |
| Carpanix: | Vero. Infatti la prima frase del mio post è stata “Beh… può sembrare poco
opportuno proporlo in questa sede ma…”. Eppure, la tentazione di far notare come la questione energetica non sia assolutamente svincolata da quella demografica è stata troppo forte. Forse anche perché questa evidente connessione viene sistematicamente ed accuratamente evitata dagli organi di informazione, probabilmente perché troppo “scomoda”. |
| Muzio Scevola: | Di primo acchito mi verrebbe da rispondere: “Il metodo da te proposto è ottimo; avrebbero dovuto praticarlo i tuoi genitori!”. |
| Carpanix: | Apprezzo le intenzioni umoristiche, ma questa battuta mi ha un pochetto stancato,
perché è la prima che viene in mente a tutti. A conferma di quanto siamo
ormai omologati e massificati anche nel nostro modo di pensare. Anche volendo prendere sul serio il tuo auspicio, penso che se i miei genitori avessero praticato quel metodo, non sarei certo qui a lagnarmene, semplicemente perché non sarei qui. Quindi non c’è alcunché di negativo in esso. |
| Muzio Scevola: | Perché devo ridurre i miei consumi familiari? |
| Carpanix: | Perché è sulla base dei consumi individuali e familiari replicati letteralmente per miliardi di volte che poggia l’enorme assorbimento di energia e altre risorse dal quale sorgono le ricorrenti crisi che ci affliggono come individui e come società. |
| Muzio Scevola: | Perché consideri costante la quantità di energia disponibile e variabile il numero di utilizzatori? |
| Carpanix: |
La quantità di energia utilizzabile dall’uomo non è effettivamente costante,
essendo in relazione con le possibilità di captazione e impiego delle risorse
disponibili nell’ambiente.
La soluzione di cui al punto 1) ha un grosso vantaggio: non richiede la costruzione
di alcunché e, proprio per questo, è immediatamente disponibile con una
semplice revisione delle aspettative per quanto riguarda il cosiddetto “benessere”.
Come tu stesso hai dimostrato con la tua battuta esattamente identica a quella che
molti altri prima di te avevano già pensato, oggi è tutt’altro che impossibile
pilotare il “senso comune”. Sarebbe auspicabile che, per una volta, ciò avvenisse
con finalità razionali e non solo mercantili o di gestione del potere. Quanto alla variabilità del numero degli utilizzatori, è noto a tutti
coloro che siano anche solo un minimo informati sulle questioni demografiche che
la popolazione globale aumenta attualmente al ritmo di oltre 80.000.000 [ottantamilioni]
di persone all’anno. Contestualmente, la stessa popolazione italiana aumenta annualmente
di una quantità superiore alle 150.000 persone all’anno [oltre 300.000 nel
2003!], immigrazione clandestina esclusa [faccio notare come invece, strumentalmente,
gli organi di informazione insistano nell’affermare che la popolazione italiana è
in calo: può essere utile chiedersi il perché].
Nell’ultimo capoverso non ho più usato il termine “energia” ma il più generico “risorse” perché non ha semplicemente senso considerare la questione energetica come disgiunta da una più complessiva questione inerente la disponibilità di ogni tipo di risorsa. Un esempio? Che accadrebbe alla produzione alimentare, se privassimo l’agricoltura dei benefìci che trae dall’uso dei mezzi di lavorazione meccanica del suolo, dei fertilizzanti e dei pesticidi [derivati in gran parte dal petrolio], e di un’irrigazione massiccia ed abbondante [l’acqua, in massima parte, viene pompata impiegando motori a scoppio o elettrici]? Il calo sarebbe drastico, e le conseguenze drammatiche. Lascio alla tua fantasia gli altri esempi, per evitare di scrivere un trattato. |
| Muzio Scevola: | Perché dobbiamo preservare il pianeta così come era 100 milioni di anni fa? |
| Carpanix: | Penso che il periodo che indichi [100 milioni di anni fa] sia stato scelto con intenzioni
simboliche per indicare un’epoca primordiale antecedente agli influssi della pressione
antropica attuale, e rispondo in questo senso. Perché siamo biologicamente “progettati” per vivere in un ambiente di quel tipo e non in un altro. Modificare l’ambiente significa inevitabilmente avviare un processo di selezione che modifichi la nostra struttura per adattarla alle nuove condizioni. La selezione, come probabilmente ben sai, è un processo alquanto doloroso, poiché passa attraverso l’eliminazione fisica dell’inadatto. Non penso che sia nei progetti di alcuno di noi, farsi “selezionare”, in quanto come individui tutti vorremmo “vivere”, e vivere a lungo. Ancor più preoccupante è la considerazione del fatto che l’adattamento avviene solitamente nell’arco di centinaia di migliaia di anni, mentre la modifica dell’ambiente indotta dall’uomo è estremamente più rapida e porta con ogni probabilità ad uno sterminio di massa, trascinando per buona misura con sé anche un numero abnorme di altre specie. Ma l’uomo è davvero in grado di modificare in modo così drastico l’ambiente nel quale vive? Pochi uomini, sicuramente no, neppure se si impegnassero al massimo in un impeto di follia suicida planetaria. Ma prendendo in considerazione l’intera popolazione di oltre 6.380.000.000 [seimiliarditrecentottantamilioni] di persone, è facile rendersi conto che il ridottissimo potere distruttivo dell’individuo può divenire devastante. E, nei fatti, è divenuto devastante. Chi non vuole essere cieco, può tranquillamente cercare un qualsiasi fiume italiano, scendere sulle sue rive, rimestare nel fango e verificare che la devastazione, qui da noi, è già a buon punto. |
| Muzio Scevola: | Perché dobbiamo evitare di inquinare l’aria o l’acqua? |
| Carpanix: | La risposta a questo quesito è implicita nella risposta a quello precedente.
Il numero sempre crescente di morti attribuibili a tumori in questi ultimi decenni
dovrebbe far capire che il processo di selezione è già cominciato. Con
buona pace dei selezionati, dei quali potremmo ritrovarci a far parte in qualsiasi
momento. L’osservare che il cancro tocca principalmente la popolazione anziana [ed
è quindi irrilevante dal punto di vista riproduttivo] è una osservazione
semplicistica che non tiene conto né dei tempi di esposizione alle modificazioni
dell’ambiente né del momento in cui la loro pesante incidenza ha avuto inizio. E comunque i tumori non sono che un esempio. |
| Muzio Scevola: | Per quanti anni l’uomo deve abitare ancora questo pianeta? |
| Carpanix: | Fintanto che giungerà la sua estinzione, indipendentemente dalle cause che la provocheranno. |
| Muzio Scevola: | Prova a dare risposte tecniche a queste domande, e vedrai che non ha molto senso cercare di dare una giustificazione “tecnica” alle tue teorie “filosofiche”. |
| Carpanix: | Sicuramente, se per “tecnico” intendi “numerico”, non sono in grado di fornirti le
risposte che chiedi. La materia è al di là delle mie possibilità di
“accesso ai” e di “analisi dei” dati numerici. In caso contrario, penso di essere
stato abbastanza chiaro. Numeri a parte, gli aspetti qualitativi, se non quelli quantitativi,
del problema mi sono molto chiari, perché ho l’abitudine di guardarmi intorno
con spirito analitico. Certo, l’aspetto filosofico ha il suo peso, ma non è l’unico mio centro di interesse. Proprio da una impostazione filosofica nascono comunque tutte le azioni che intraprendiamo. Non è forse una impostazione filosofica quella che porta a considerare “giusto” il modello della continua crescita e dello slancio, in contrapposizione agli altri due modelli possibili della flessione e dell’equilibrio? Il titolo del thread riguarda la costruzione di nuove centrali per la generazione di energia elettrica. Una soluzione valida sarebbe non incrementare le strutture produttive, quanto piuttosto ridurre la necessità di tali strutture, per rendere l’esistente dapprima sufficiente, quindi ridondante. A quel punto i termini della questione risulterebbero invertiti. Certo, cantare fuori dal coro può risultare scomodo, specie quando questo è arroccato sulle proprie posizioni, dettate dall’inerzia culturale: si rischia di venire isolati, derisi, perseguitati [si spera solo a livello ideologico]. Come sempre accade a chi individua le falle di un sistema e propone un’alternativa. La storia dirà da che parte stava la ragione. |
| Muzio Scevola: | Non condivido le tue idee, anche se le rispetto, ma ti ricordo che il buon Adolf Hitler aveva il sostegno “tecnico” di fior di scienziati quando decise di sterminare gli ebrei, e che il suo coetaneo (più o meno) Eisenhower aveva dalla sua i migliori scienziati quando decise di sganciare le bombe su Hiroshima e Nagasaki. |
| Carpanix: | Scusa, ma in tutta onestà non colgo il nesso. Puoi spiegarti meglio? Pensi che sarebbe mio desiderio mettere in atto un genocidio? Non mi pare di avere espresso questo proposito… e comunque, non ti sembra un obbiettivo un po’ ambizioso? :) |
Spero di non averti annoiato.
Se vorrai proseguire la discussione, sarò lieto di risponderti ancora.
Carpanix
| Autore: | Muzio Scevola |
| Data: | 08/09/03 - 14:15 |
Parto dal fondo anch’io:
“Se vorrai proseguire la discussione, sarò lieto di risponderti ancora.”
- Il tuo desiderio di proseguire questa discussione (ed anche il mio, dal momento che ti sto rispondendo), mi suggerisce la seguente formula: Etot:(Enxn)=0 ove:
Etot
=
Energia totale ricavabile dall’umanità, cioè l’energia che siamo capaci di procurarci con le attuali tecnologie dalle fonti attualmente disponibili. En
=
Fabbisogno energetico individuale. n
=
Numero di individui.
Questa equazione tende naturalmente all’equilibrio, ed è autoregolante (intendo
dire con questo che qualsiasi variazione di una delle componenti, provoca una variazione
nelle altre finchè il sistema raggiunge nuovamente l’equilibrio).
La tecnica da te suggerita, porta squilibrio nell’equazione, che per tornare all’equilibrio
deve modificare uno degli altri termini.
Analizzo ora la situazione attuale:
Ammetto che la tecnica da te proposta taglia la testa al toro, ma il senso delle
mie osservazioni è questo: è vero che il tuo sistema è il più
semplice in assoluto, ma contesto l’etica che sta dietro le tue parole, poiché
rinunciare deliberatamente e consapevolmente (‘sic’) a mettere al mondo dei
figli, è come rinunciare a cercare il progresso tecnologico (nuove fonti energetiche,
sfruttamento di tecnologie a basso consumo energetico ecc.); sarebbe il fallimento
dichiarato dell’umanità, è come alzare bandiera bianca e dire: “Non siamo
capaci di sostenere il livello di vita che ci siamo creati”.
Aggiungo che in realtà sta già succedendo quello che tu dici, perché
stiamo lasciando morire ogni giorno 24.000 (ventiquattromila) uomini (principalmente
di fame), pur di non dover diminuire il nostro fabbisogno energetico individuale.
Mi aspetto anzi che tra poco Bush proponga un assegno di sostegno per chi rinuncia
a mettere al mondo un figlio (è di ieri la sua richiesta di fondi per ammazzare
altre persone che in qualche paese del mondo non la pensano esattamente come lui,
quindi vedi che anche lui è d’accordo con te perché pensa che l’equazione
può raggiungere l’equilibrio diminuendo il numero degli individui).
Senza pretese
Muzio Scevola
| Autore: | Carpanix |
| Data: | 09/09/03 - 16:01 |
Ciao Muzio Scevola
Sono ben lieto di proseguire il discorso.
Ho analizzato la formula, provvedendo ad oliare preventivamente le mie arrugginite
sinapsi! :)
Dati i termini…
Etot
=
Energia totale ricavabile dall’umanità En
=
Fabbisogno energetico individuale n
=
Numero di individui
…penso che, viste le finalità dichiarate, tu volessi scrivere…
Etot : (En x n) = 1
…e non…
Etot : (En x n) = 0
…nel secondo caso, infatti, per verificare l’identità dovresti ridurre a zero Etot o, in alternativa, aumentare all’infinito il prodotto (En x n), il che sottintende rendere infinito En, o n, o entrambi.
Risponderò proprio prendendo in esame l’identità Etot:(Enxn)=1. In caso quello che mi pare un involontario refuso non sia tale, fammelo sapere e riconsidererò il tutto.
Affermi:
Analizzo ora la situazione attuale:
Mi sento di dissentire in parte:
Il punto 1) è innegabile [sigh!], così come il punto 2) [ancora sigh!].
Quanto al punto 3) sono perplesso… il fatto che si “cerchi” qualcosa, non implica
che questo qualcosa verrà sicuramente trovato o, addirittura, non è neppure
detto che esista!
Lo dimostra la mia attività di cercatore di funghi: cerco, cerco… ma non ne
trovo MAI! Eppure ci sono, ne sono certo… :)
Ad un livello più estremo, potrei mettermi in cerca di un dio ma, al di là
dell’efficenza delle mie capacità di ricerca, non è neppure detta che un
dio esista, quindi potrei cercare per sempre senza mai trovare alcunché!
Quel “deve aumentare”, quindi, dovrebbe essere sostituito da un più possibilista
“dovrebbe aumentare” o da un ancora più realista “si spera che possa aumentare”.
Dai dati oggettivi, passi poi a questioni di ordine etico, dimostrando che tecnica
ed etica non sono disgiunte in modo così assoluto, poiché le acquisizioni
dell’una pilotano le inclinazioni dell’altra, e viceversa. Anche in questo caso si
tende all’equilibrio, purtroppo senza mai riuscire a raggiungerlo a causa di una
impostazione culturale che privilegia lo slancio anziché la riflessione.
“Progresso” è anche comprendere quando si sta seguendo un percorso senza vie
d’uscita. È anche accettare con umiltà lo sforzo di tornare al bivio ove
si è sbagliato strada per riprendere il cammino in una diversa direzione.
Il progresso tecnologico non verrebbe minimamente danneggiato da una riduzione
della popolazione anzi, proprio una consistente riduzione della popolazione consentirebbe
di svincolarsi dalla continua, inderogabile impellenza di far fronte alle questioni
che ci si parano innanzi sotto forma di “emergenza”, liberando energie e risorse
[umane] da destinare proprio al miglioramento della qualità della vita nel senso
più vero del termine di “vivere bene”, non solo di “avere tanto”.
Guardati intorno: gran parte di ciò che facciamo come comunità è ormai
indotto dalla necessità di far fronte alle emergenze. Quando una di queste “pare”
avviarsi a risoluzione, già altre si profilano più minacciose all’orizzonte,
in una escalation progressiva. Dedicarsi alla nuova emergenza, produce una
recrudescenza di quella apparentemente appena “superata”.
Evidentemente, c’è qualcosa che non va… la mia impressione è che si sia
superato il grado di complessità che noi umani siamo in grado di gestire --
prendere umilmente coscienza dei nostri limiti non dovrebbe essere vissuto come una
sconfitta, ma come un avanzamento del nostro grado di consapevolezza. L’alternativa
è avanzare verso “l’emergenza delle emergenze” in un crescente delirio di onnipotenza
autodistruttiva. Proprio l’affermazione “è come alzare bandiera bianca e dire:
’Non siamo capaci di sostenere il livello di vita che ci siamo creati’” che tu intendi
in senso spiccatamente negativo potrebbe rivelarsi la più preziosa intuizione
per il nostro futuro.
Cito un’altra tua frase:
Mi aspetto anzi che tra poco Bush proponga un assegno di sostegno per chi rinuncia a mettere al mondo un figlio (è di ieri la sua richiesta di fondi per ammazzare altre persone che in qualche paese del mondo non la pensano esattamente come lui, quindi vedi che anche lui è d’accordo con te perché pensa che l’equazione può raggiungere l’equilibrio diminuendo il numero degli individui).
Rispondo:
Quello che non puoi attribuirmi è l’idea di voler ricorrere a mezzi violenti
per ridurre la quantità di popolazione esistente. Piuttosto, i mezzi violenti
sono impliciti nella strada che stiamo attualmente seguendo. La “lotta al coltello”
per l’accaparramento delle spoglie del nostro povero pianeta è già iniziata.
Anche senza cercarne gli aspetti estremi a livello globale, puoi averne diretta consapevolezza
osservando ciò che viviamo giorno per giorno in prima persona.
Per avere alcuni esempi, analizza le tue sensazioni quando…
Ho volutamente evitato di toccare le “grandi” questioni, soffermandomi sulle piccole cose di ogni giorno, giusto per suggerire qualche spunto di riflessione. In altre aree del mondo la competizione assume aspetti ben più crudi che ci sono risparmiati proprio in virtù di una non equa distribuzione delle ricchezze economiche a livello globale. La disponibilità di ricchezza economica [il cui valore, non dimentichiamolo mai, è garantito solo dai rapporti di forza], ci permette di dirottare sul nostro territorio enormi quantità di risorse acquisite altrove. In assenza di questo pur iniquo “equilibrio”, il nostro territorio non sarebbe in alcun modo in grado di sostenere una popolazione di quasi 60.000.000 di persone, neppure se dovessimo ritornare ad una economia rurale basata sulla mera sussistenza. Analizzare i dati forniti dall’ISTAT relativamente alla nostra bilancia commerciale, disponibili anche in rete, evidenzia come l’importazione interessi TUTTI i beni primari in quantità considerevoli. Inutile ricordare che i beni primari [alimentari, prodotti forestali, metalli, energia…] si chiamano “primari” proprio perché è impossibile farne a meno e non è possibile ricavarli per derivazione da “altro”.
Ridurre la densità della popolazione, a cominciare dalla nostra Italia, costituirebbe
come già detto un ottimo punto di partenza per migliorare la qualità della
vita di ciascuno di noi e per garantirci la speranza di poter produrre internamente
beni primari almeno ai livelli minimi di sussistenza. Altre iniziative, pur
benvenute, nel contesto demografico odierno avrebbero lo stesso effetto che si potrebbe
ottenere curando un cancro con dei pannicelli caldi!
La procreazione, nelle condizioni attuali, non può più essere lasciata
alla libera iniziativa individuale, poiché i suoi effetti ricadono sull’intera
comunità, nel bene e nel male. La non-procreazione, oggi così vituperata,
dovrebbe al contrario essere rivalutata [non in senso economico, ma etico].
L’idea dell’intervenire con una politica di incentivazione e disincentivazione economica
sulle questioni demografiche, non è peregrina e, visto che mi trascini su questo
terreno, la mia umile opinione è che potrebbe essere attuata sostenendo in modo
concreto [non simbolico, come oggi accade] le famiglie al loro primo figlio, revocando
qualsiasi forma di sostegno alla nascita del secondo e tassando pesantemente ed in
modo progressivo l’intera famiglia alla nascita dei successivi. Ovviamente, in questa
mia fantasiosa ipotesi, tale regime fiscale dovrebbe interessare solo le nuove nascite
e non avere valore retroattivo. Parallelamente, occorrerebbe rivedere gli equilibri
in base ai quali avviene la distribuzione della ricchezza prodotta, per evitare sconquassi
dovuti all’invecchiamento della popolazione nella fase di transizione. La tecnologia
fornisce già i mezzi affinché una risibile porzione di popolazione attiva
possa fornire abbondantemente a tutti quanto necessario per vivere.
Aggiungi:
…stiamo lasciando morire ogni giorno 24.000 (ventiquattromila) uomini (principalmente di fame), pur di non dover diminuire il nostro fabbisogno energetico individuale.
Rispondo:
Salvare quei 24.000 significherebbe aggravare la situazione, se non si provvedesse
nel contempo ad evitare la nascita di un numero ancora superiore di nuovi umani.
Pensare di risolvere la situazione di oggi con i metodi di ieri darebbe risultati
opposti a quelli sperati, spostando l’emergenza attuale [potenziata] verso un futuro
prossimo in cui sarà ancora più difficile affrontarla. È un processo
già sperimentato da oltre 50 anni e del quale si conoscono bene gli effetti
deleteri, anche se si preferisce continuare ad ignorarli.
Per evitare di essere tacciato di insensibilità e cinismo, faccio nuovamente
osservare che non ho assolutamente detto che i 24.000 o i 3.000.000 o i 50.000.000
dovrebbero essere abbandonati a se stessi: piuttosto, il soccorso ed il supporto
a queste moltitudini dovrebbero essere inderogabilmente subordinati ad un più
vasto piano di azione che persegua come fine ultimo una riduzione complessiva della
popolazione, agendo in modo non cruento per produrre una sensibile riduzione delle
nascite.
Neppure io ho pretese, ma sogni e desideri sì.
Conoscere la natura dell’Uomo mi permette però di vedere chiaramente che non
ci si muoverà purtroppo nella direzione che auspico, preferendo piuttosto, per
scelta o per incapacità mascherata da scelta, lasciare che il procedere degli
eventi provveda in modo sanguinario a ridimensionare la nostra consistenza numerica.
Ciao e auguri.
Carpanix