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TASSI DI MORTALITÀ GLOBALI STABILI AL 100%

da http://www.theonion.com/content/node/39236
traduzione di Carpanix

 

GINEVRA, SVIZZERA – I funzionari dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, hanno espresso lunedì il proprio disappunto di fronte alla scoperta che, nonostante gli enormi sforzi profusi in tutto il mondo da parte dei medici, delle squadre di soccorso e degli altri professionisti della sanità, il tasso di mortalità mondiale rimane costante al 100%.

La morte, una malattia metabolica che provoca la totale interruzione di ogni funzione vitale, è stata a lungo considerata la prima preoccupazione sanitaria dell’umanità. Per quella condizione, responsabile del 100% dei decessi mondiali, non esiste alcuna cura.

Il Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dott. Gernst Bladt, ha affermato: «Speravo davvero che, in virtù della pletora di trattamenti radiologici, squadre di elisoccorso, corsi televisivi di ginnastica aerobica e quant’altro vi possa venire in mente, quest’anno si sarebbe riusciti quanto meno a notare una differenza. Sfortunatamente, sembra che il tasso di mortalità rimanga costante e totale, così come è sempre stato sin dalla notte dei tempi.»

Molti insinuano che l’elevato tasso di mortalità rappresenterebbe un enorme fallimento degli addetti alla sanità del mondo intero.

Marcia Gretto, una mamma preoccupata, ha detto: «L’incapacità dei dottori e degli scienziati di affrontare adeguatamente il problema della morte è scandalosa. Avete idea del dramma rappresentato da un caso di morte? Be’, io sì e, credetemi, non è una bella cosa. In caso di morte prolungata, si ha la totale decomposizione del cadavere.» Visibilmente addolorata, Marcia ha poi aggiunto: «E che dire dei bambini?»

Robert Hemmlin, dell’associazione Cittadini per la Sicurezza, ha sottolineato: «In questo stadio iniziale non voglio generalizzare, ma comincia a sembrare possibile che la nascita – così come pure il ciclo vitale che ne consegue – possa costituire un grave rischio per tutti coloro che ne sono coinvolti.»

La morte, secondo gli esperti, non colpirebbe solo i defunti, ma anche i vivi.

La morte è stata a lungo considerata la principale preoccupazione sanitaria dell’umanità. Responsabile del 100% dei decessi storicamente registrati, è una condizione per la quale non è nota alcuna cura.
Eli Wasserbaum, terapista, ha osservato: «Il trauma della morte è spesso tanto grave da uccidere il moribondo, ma può colpire anche i sopravvissuti. L’improvvisa cessazione dell’attività metabolica caratteristica dei casi terminali lascia frequentemente il defunto nella condizione di non poter più provvedere in modo adeguato alle necessità emotive dei propri cari.»

Wasserbaum ha spiegato che, nei casi di morte più gravi, il trauma inflitto ai sopravvissuti vittime della morte altrui può causare gravi conseguenze per un’intera vita, fino a portare ad un’ulteriore morte. «Dunque – ha proseguito Wasserbaum – il ‘circolo vizioso’ del trauma della morte si alimenta indefinitamente da sè.»

Il Senatore Pete Domenici ha affermato: «Tutti parlano della morte, ma nessuno sembra far davvero qualcosa per rimediare. Propongo di smetterla di dedicare tante attenzioni alla morte, per non parlare dei miliardi di dollari sperperati in ospedali, cimiteri, funerali e cremazioni, tutte attività che dalla morte traggono profitto.»

Con la nuova legge di Domenici, verranno sospesi tutti i finanziamenti alla sanità fintanto che questa non comincerà a «lavorare seriamente per risolvere il problema della morte».

Ralph Nader, Presidente dell’Associazione dei Consumatori e integerrimo attivista anti-morte, si è dichiarato d’accordo con Domenici. In un appassionato discorso ai Californiani delle periferie, Nader ha detto: «Perché dovremmo continuare a spendere ogni anno milioni di dollari per la sanità, il cui solo scopo è impedire che la gente muoia, per poi scoprire che la morte è ancora lì che ci aspetta? È un classico investimento senza profitti ed è profondamente ingiusto. È ora che coloro che pagano per ottenere un servizio alzino la testa e dicano alla sanità e ai cosiddetti ‘professionisti della salute’: “Quando è troppo è troppo. Mi sto svenando e non voglio morire”.»