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I DELITTI CONTRO GLI ANIMALI

editoriale di Civiltà Cattolica

 

Autore: Pippi Calzelunghe
Data: 14/10/03 17:39

 

In queste ultime settimane si è parlato molto di cani pitbull che hanno assalito e morso in maniera grave alcune persone, in particolare alcuni bambini. Si è così riproposto l’antico problema del rapporto uomo-animali. Tanto più che il 15 gennaio 2003, la Camera dei deputati ha approvato — rinviandola poi al Senato per l’approvazione definitiva — una proposta di legge che introduce nel Codice penale un nuovo titolo riguardante «i delitti contro gli animali». La proposta, avanzata dal deputato di Forza Italia, on. I. Perlini, e giudicata dal presidente della Commissione Giustizia, on. G. Pecorella, di «estrema importanza» per combattere la criminalità organizzata, è stata approvata dalla Camera all’unanimità.
La maggiore esultanza l’hanno espressa gli animalisti. Così — informa il Corriere della Sera (16 gennaio 2003) — la Lega antivivisezione (LAV) parla di «uno storico passo in avanti che non permetterà più di farla franca a chi usa cani per i combattimenti o tortura gatti». Gli animalisti affermano che con questa legge «l’Italia si adegua finalmente agli altri Paesi europei, tutelando gli animali in quanto soggetti di diritti» Il presidente di Legambiente, E. Realacci, giudica questa legge «una spallata alle ecomafie», perché colpirà i delitti contro gli animali connessi alla criminalità organizzata. Aggiunge O. Grazioli: «Quando questa legge andrà in vigore saremo un Paese certamente più civile e più riconoscente verso chi cammina con noi lungo questo corto tratturo che chiamiamo vita» (Libero, 16 gennaio 2003).
In realtà, i reati previsti dalla proposta di legge sono di quattro specie: maltrattamenti, combattimenti tra animali, abbandoni e impiego di cani e gatti per ricavarne pelli e pellicce. «Maltratta» gli animali chi li tratta in modo crudele, sottoponendoli a sevizie, a fatiche o a lavori insopportabili rispetto alla loro natura. La pena inflitta a chi maltratta gli animali varia da 3 a 12 mesi di carcere e da 2.500 a 10.000 euro di multa. Maggiore severità è prevista per chi organizza spettacoli, manifestazioni e feste, in cui gli animali siano sottoposti a sevizie: carcere da 4 mesi a 2 anni e multe da 3.000 a 15.000 euro. Per i combattimenti clandestini e le competizioni non autorizzate tra gli animali in cui sia messa in pericolo la loro vita e la loro integrità fisica, le pene per chi li organizza, e anche per chi addestra gli animali a tale scopo, variano da 2 a 4 anni di carcere e le multe da 25.000 a 100.000 euro. Anche i proprietari sono puniti col carcere da 1 a 3 anni e con una multa da 20.000 a 80.000 euro. Per chi scommette su tali combattimenti c’è la reclusione da 3 mesi a 2 anni e una multa da 5.000 a 25.000 euro. Per chi abbandona un cane o un gatto è previsto l’arresto fino a un anno e un’ammenda da 1.000 a 10.000 euro. La stessa pena è comminata a chi fa vivere un animale in condizioni «incompatibili» con la propria natura. È vietato infine l’impiego di cani e di gatti per ricavarne pelli e pellicce. La pena prevista va da 3 mesi a un anno di carcere e la multa da 25.000 a 100.000 euro.


A proposito di questa proposta di legge, che dovrà ora essere discussa e approvata dal Senato, si può notare che è di un’eccessiva severità: un anno di carcere e un’ammenda da 1.000 a 10.000 euro per chi abbandona un cane o un gatto è veramente eccessivo. Probabilmente, questa eccessività della legge da una parte e, dall’altra, la sua minuziosità la renderanno inapplicabile: nel caso poi che si tentasse di applicarla, darebbe luogo presso i tribunali a un contenzioso senza fine: infatti, come si fa a definire con precisione «giudirica» quali siano, per un particolare animale, le condizioni di vita «incompatibili» con la propria natura? A nostro parere, il «delitto» che bisognava colpire è quello dell’allevamento e dell’addestramento alla ferocia di cani — come i pitbull — che costituiscono un grave pericolo per la vita e l’integrità fisica delle persone e che servono per deliziare persone che traggono grande piacere (sadico?) nell’assistere a combattimenti tra animali che si sbranano e si uccidono.
Sempre a proposito di questa proposta di legge, si è tornati a parlare — da parte degli animalisti — dei «diritti degli animali», rifacendosi alla «Dichiarazione universale dei diritti dell’animale», lanciata dall’UNESCO a Bruxelles il 27 gennaio 1978. In essa si afferma nel 1° articolo che «tutti gli animali nascono eguali davanti alla vita e hanno gli stessi diritti all’esistenza». Si afferma poi nell’ultimo articolo — il 14 b) — che «i diritti dell’animale devono essere difesi dalla legge come i diritti dell’uomo». Così, da una parte, si dichiara che tutti gli animali hanno lo stesso diritto all’esistenza; dall’altra, i diritti dell’animale, sotto il profilo giuridico, vengono posti sullo stesso piano dei diritti dell’uomo, perché devono essere «difesi dalla legge» con lo stesso impegno.
Se si esaminano con un minimo di attenzione e di realismo questi due articoli, ci si rende conto che non hanno senso. Infatti dicendo che «tutti» gli animali nascono uguali davanti alla vita e hanno gli stessi diritti all’esistenza, si deve concludere che nessun animale anche se dannoso all’uomo e agli altri animali può essere ucciso. Così, poiché la zanzara, la mosca, la vipera sono animali, hanno diritto a vivere e dunque non possono essere uccise. Il topo e il gatto hanno lo stesso diritto alla vita e quindi il gatto, mangiando il topo, lede il relativo diritto alla vita. Lo stesso fanno il lupo che mangia la pecora, il leone che sbrana una gazzella, il pesce grosso che mangia il piccolo, il falco che uccide altri uccelli. In tal modo, la natura è un’immensa fucina di «delitti contro la vita», perpetrati sia dagli animali a danno di altri animali, sia dall’uomo, che non rispetta il diritto di tutti — si badi, di «tutti» — gli animali alla vita. E infatti, se l’uomo e gli animali hanno lo stesso diritto alla vita, né l’animale può uccidere l’uomo né questi può uccidere un animale, qualunque esso sia, utile o dannoso. Questi esempi mostrano l’assurdità dell’affermazione che «tutti» gli animali hanno «gli stessi diritti all’esistenza».
Non è poi vero che i diritti degli animali «devono essere difesi dalla legge come i diritti dell’uomo». In realtà, gli animali non hanno diritti. Il diritto è una prerogativa dell’essere spirituale. E il motivo profondo è che il diritto è una prerogativa della persona, in quanto essere spirituale, e non soltanto materiale, il quale, a differenza dei minerali, è vivente e, a differenza delle piante, è senziente, per cui prova piacere e dolore, ma è un soggetto che, oltre ad essere vivente e senziente, è intelligente e libero, cosciente e responsabile, capace di comprendere ciò che è bene e ciò che è male, e quindi di determinarsi liberamente per il bene e per il male, per il bene proprio e degli altri o per la rovina propria e degli altri. Ora, per poter essere se stesso e per poter agire liberamente e responsabilmente, per essere quindi una persona umana, come richiede la sua natura, l’uomo deve poter godere di «diritti», cioè di possibilità che gli permettono di realizzarsi come persona: possibilità che gli altri devono rispettare, in quanto la persona è, nel campo della realtà creata, un assoluto, un essere in sé e per sé, che non può mai servire come mezzo per raggiungere un fine che non sia il suo bene o non serva al suo bene.
In conclusione, i diritti sono legati al carattere spirituale e personale dell’uomo. Perciò gli animali, che non sono esseri spirituali e personali, non hanno «diritti». Non si può quindi parlare in assoluto di «diritti degli animali». Ciò però non può voler dire che gli animali siano, come pensava Cartesio, macchine senzienti né che siano, come i minerali e le piante, esseri di cui l’uomo possa disporre a suo piacere e a suo vantaggio, senza tener conto che essi provano piacere e dolore, gioia e sofferenza, fatica e stanchezza. Si tratta infatti di esseri che nel piano divino della creazione sono destinati a vivere, a crescere, a riprodursi e riempire la terra, secondo la parola di Dio agli animali creati «secondo la loro specie»: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari: gli uccelli poi si moltiplichino sulla terra» (Gn 1,22). D’altra parte, l’uomo non è il padrone e il dominatore della creazione, ma il suo custode. Non può perciò essere il distruttore della creazione, ma il suo amministratore saggio e prudente.


Indubbiamente, nella concezione cristiana, tra l’uomo e gli animali c’è una differenza radicale, che non è soltanto di grado (l’uomo è più intelligente, più capace degli animali), ma è di natura: l’uomo non è un animale superiore, più perfetto degli altri animali, bensì non è un animale, perché, pur essendo simile agli animali sotto il profilo anatomico e sensitivo, ha un’anima spirituale immortale che nessun animale possiede. Perciò, parlando dell’uomo, non si può dire, come fanno gli animalisti, «l’uomo e gli altri animali», quasi che l’uomo sia un animale tra gli altri, sia pure superiore, ma si deve dire «l’uomo e gli animali». L’uomo infatti è un «essere a parte», perché, creato «a immagine e somiglianza di Dio» (Gn 1,26), è il centro e il fine di tutta la creazione.
Perciò, tutti gli esseri creati — quindi anche gli animali di ogni specie — sono stati creati da Dio perché l’uomo se ne serva per tutte le sue necessità fisiche e spirituali. È detto nel libro della Genesi (9,1-3): «[Dopo il diluvio] Dio benedisse Noè e i suoi figli e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra. Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere. Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe”». Tutta la creazione è posta quindi in potere dell’uomo; ma non si tratta di un potere «dispotico», irragionevole e crudele, bensì di un potere «umano», che sia cioè ragionevole e rispettoso di tutti gli esseri creati, in particolare degli animali che non sono nocivi alla sua vita, alla sua salute e ai suoi beni.
Questo significa che è contro il disegno creatore di Dio — e quindi non è lecito all’uomo — sottoporre gli animali a maltrattamenti e atti crudeli, sia privandoli di ciò di cui hanno bisogno per vivere, sia sottoponendoli a fatiche e a sofferenze ingiustificate. Se la loro soppressione è necessaria, essa deve essere istantanea o almeno senza sofferenze troppo prolungate. Qui si pone il problema della sperimentazione animale. Questa — osserva il prof. S. Garattini, direttore dell’Istituto «Mario Negri» di Milano — «è ancora indispensabile se vogliamo ottenere quei progressi terapeutici che tutti auspicano […]. Tutti i moderni laboratori utilizzano tecniche in vitro […]. Tuttavia queste tecniche non sono affatto alternative, ma solo complementari alle verifiche che per ora vanno fatte necessariamente in vivo. D’altra parte, chi avrebbe il coraggio di sperimentare sull’uomo un farmaco di cui non si conoscono le reazioni indotte particolarmente in varie specie animali», che «oggi più di ieri vengano trattati in modo da evitare ogni sofferenza o stress? Storicamente l’impiego degli animali è stato indispensabile per il progresso della medicina. Se si riesce oggi a salvare delle vite attraverso trapianti d’organo è grazie alla sperimentazione animale. Se gli antibiotici possono evitare le epidemie del passato è grazie alla sperimentazione animale. Se abbiamo farmaci anti-ipertensivi, anti-ulcera, anti-depressivi e tanti altri per ridurre la mortalità, per curare malattie e migliorare la qualità della vita è ancora grazie alla sperimentazione animale».
Non ha senso, perciò, l’art. 8 della Dichiarazione universale dei diritti dell’animale: «La sperimentazione animale che implica una sofferenza fisica e psichica è incompatibile con i diritti dell’animale, sia che si tratti di una sperimentazione medica, scientifica, commerciale, sia di ogni altra forma di sperimentazione».
Profondamente immorale è invece l’allevamento e l’addestramento di animali al combattimento tra loro, sia perché alcuni tra gli animali così allevati o addestrati costituiscono un grave pericolo per la vita e l’incolumità delle persone, sia perché la loro crudeltà è sfruttata per soddisfare e sviluppare istinti sadici e sanguinari per fini commerciali, come le scommesse. In realtà, sembra che i combattimenti clandestini tra animali fruttino 775 milioni di euro all’anno.
Un caso particolare di maltrattamento degli animali è costituito dagli allevamenti in batterie: gli animali vengono sottoposti alla «zootecnia intensiva», che significa ammassamento di molti animali in spazi ristrettissimi, tali da non potersi muovere, come avviene per i polli, per le galline ovaiole (25 per metro quadrato), per le mucche da latte, per i vitelloni da ingrasso. Il desiderio di maggiori guadagni ottenuti economizzando al massimo gli spazi vitali impone agli animali da allevamento gravi sofferenze, che potrebbero essere risparmiate con un senso più vivo di umanità ad esseri che meritano rispetto e amore in quanto sono creature di Dio.


Ma se, da una parte, dobbiamo denunciare in certe persone la mancanza di umanità verso gli animali (tra queste persone metteremmo volentieri i cacciatori che uccidono non per bisogno, come i cacciatori del passato, per i quali la caccia era un mezzo per procurarsi il cibo, ma per divertimento, distruggendo i pochi animali che riescono a sopravvivere all’avvelenamento della terra, dell’acqua e dell’aria, causato da prodotti chimici, e in tal modo impoverendo la natura che diventa sempre più muta); dall’altra, dobbiamo denunciare le enormi e inutili spese che si fanno per gli animali domestici, specialmente per i cani e per i gatti. È bene che ci siano nelle case italiane cani e gatti e altri animali domestici: costituiscono una gioiosa compagnia per tutti, ma in particolare per le persone anziane, che spesso vivono sole, e per i bambini, per i quali la presenza in casa di un cane o di un gatto, oltreché svilupparne l’affettività e frenarne la naturale aggressività, ha una funzione propriamente educativa. È necessario anche che gli animali domestici siano nutriti, curati e protetti; soprattutto, non siano abbandonati in certe circostanze, come durante le vacanze.
Il fatto grave, invece, è che per i cani e i gatti si fanno spese per nutrirli con cibi costosissimi, confezionati appositamente per essi; oppure per vestirli con cappottini firmati. Ci informava in una cronaca il Corriere della Sera (15 dicembre 2000) che il cappotto Burberrys’ per cani di piccola taglia costava circa 100.000 lire, e che il trench coat per bassotto, di colore beige firmato Burberrys’, costava 600.000 lire. Ci informava, inoltre, della «collezione Gucci Dog, composta da ciambella, cappotto in cashemire da mezzo milione, fino alla cuccia in pelle nera intrecciata (3 milioni circa): il tutto in vari colori nelle boutique Gucci di tutto il mondo».
Di fronte a queste autentiche pazzie, moralmente condannabili, c’è il dramma, presentato ogni anno dall’UNICEF, dei milioni di bambini che muoiono di fame o per malattie curabili, come le infezioni respiratorie, la malaria, il morbillo, la malnutrizione, le malattie intestinali. Negli ultimi tempi, ogni anno muoiono nel mondo 11 milioni di bambini sotto i cinque anni: 30.000 al giorno, 1.270 all’ora, 21 ogni minuto, tre ogni secondo. A motivo delle guerre, negli ultimi dieci anni, oltre due milioni di bambini sono morti, sei-sette milioni hanno subìto ferite e gravi mutilazioni, oltre 12 milioni sono rimasti senza casa, 11 milioni hanno perduto i genitori a causa dell’AIDS.
Queste cifre spaventose mettono in risalto la situazione di grave ingiustizia in cui versa il mondo di oggi. Le spese pazzesche che si fanno per gli animali ne sono un segno piccolo — staremmo per dire, trascurabile, se posto a confronto con altri assai più gravi — ma significativo di una mentalità distorta, che dev’essere condannata e corretta. È infatti comprensibile che ci si affezioni ad animali domestici che sanno essere compagni di vita, fedeli e affettuosi, forse più di certi parenti anche assai stretti; ma non è giusto fare di essi dei piccoli idoli, a cui si sacrificano beni che dovrebbero servire a soddisfare le necessità vitali di tante persone, in particolare di tanti bambini, che l’egoismo e lo spreco dei Paesi ricchi condannano a una morte atroce.

La Civiltà Cattolica


 

Re: CHIESE E NEFANDEZZE

 

Autore: Carpanix
Data: 17/10/03 10:39

 

Traggo spunto dall’editoriale pubblicato su Civiltà Cattolica per esprimere alcune opinioni su parti dell’ideologia cattolica, così come viene promulgata dai maestri della dottrina.

Nel formulare queste opinioni, ho sinceramente cercato di evitare un atteggiamento prevenuto, ma alcune delle frasi contenute nell’editoriale in questione mi hanno proprio urtato. Citerò in questo post solo le più eclatanti per non dilungarmi oltre il necessario, avendo cura di non toccare neppure l’annosa questione della politica integralisticamente natalista della Chiesa Cattolica, a proposito della quale immagino che molti di voi conoscano già la mia posizione. Specifico fin da subito che neppure intendo intervenire nella querelle sui pro e i contro dell’animalismo. Vorrei semplicemente stigmatizzare un modo, che non sento mio, di imporre la propria visione del mondo. Il ricorso al sarcasmo e all’iperbole è in parte uno sfogo, in parte un mezzo che spero possa servire a farvi riflettere per poi decidere in piena indipendenza. A differenza di quanto pensa il papa, che tende a darci tante e dettagliate istruzioni, ritengo che siate capaci di ragionare da soli.


Civiltà Cattolica Indubbiamente, nella concezione cristiana, tra l’uomo e gli animali c’è una differenza radicale, che non è soltanto di grado (l’uomo è più intelligente, più capace degli animali), ma è di natura: l’uomo non è un animale superiore, più perfetto degli altri animali, bensì non è un animale, perché, pur essendo simile agli animali sotto il profilo anatomico e sensitivo, ha un’anima spirituale immortale che nessun animale possiede. Perciò, parlando dell’uomo, non si può dire, come fanno gli animalisti, “l’uomo e gli altri animali”, quasi che l’uomo sia un animale tra gli altri, sia pure superiore, ma si deve dire “l’uomo e gli animali”.
Carpanix Evidentemente, senza essermene mai accorto [ho sempre e solo pensato di “rispettare” gli animali e di considerarli miei “compagni di viaggio”], sono un fervente animalista. Mi ostino infatti a sostenere che l’uomo è un animale, uno fra i tanti, diverso ma non migliore. Perché dovremmo sentirci umiliati da questa consapevolezza? Io e gli altri animali, ovviamente, voi non sentitevi coinvolti, per carità!
 
Civiltà Cattolica È detto nel libro della Genesi (9,1-3): «[Dopo il diluvio] Dio benedisse Noè e i suoi figli e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra. Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere. Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe.”»
Carpanix Accidenti! È una vera sfortuna che ogni volta che un dio parla agli uomini rivelando cose tanto interessanti ed avvincenti io sia assente. E questa volta mi sono anche giocato la mia parte di quanto elargito.
Non sono neanche mai riuscito ad essere presente quando a parlare era uno degli dei delle classi accanto. Che distratto! Mi sa che prima o poi finirò dal Preside, anche perché non ho mai presentato la giustificazione dei genitori…
Penso proprio che sarò bocciato, perché non sono particolarmente bravo ad “incutere il terrore in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame e in tutti gli uccelli in volo”… Sigh!
 
Civiltà Cattolica Il diritto è una prerogativa dell’essere spirituale. E il motivo profondo è che il diritto è una prerogativa della persona, in quanto essere spirituale, e non soltanto materiale, il quale, a differenza dei minerali, è vivente e, a differenza delle piante, è senziente, per cui prova piacere e dolore, ma è un soggetto che, oltre ad essere vivente e senziente, è intelligente e libero, cosciente e responsabile, capace di comprendere ciò che è bene e ciò che è male, e quindi di determinarsi liberamente per il bene e per il male, per il bene proprio e degli altri o per la rovina propria e degli altri.
Carpanix Andiamo bene! Come la mettiamo coi ritardati gravi? Con certi cerebrolesi? Con le persone in coma irreversibile? Con coloro che sono condannati ad una vita totalmente assistita? I requisiti elencati non sono in possesso di alcuna delle categorie citate. Devo dedurne che chi rientra in queste, secondo la dottrina cattolica, non è umana e non ha quindi diritti? Mi risulta che, talora anche con eccessi di intransigenza integralista, il mondo cattolico sostenga il contrario. Ergo, se un ritardato grave o un cerebroleso grave non è più intelligente di un gorilla e, sicuramente, è meno capace di “autodeterminarsi” di quanto non sia tale magnifico animale, devo considerarlo un essere liberamente e impunemente sopprimibile? E se una persona con grave handicap fisico perde la propria indipendenza e quindi la propria libertà [pensate a chi, tetraplegico grave, sopravvive solo in virtù di una macchina quale un polmone d’acciaio, che lo rende più prigioniero di qualsiasi galera] cessa automaticamente di essere umana? La dottrina cattolica mi sta quindi autorizzando dal punto di vista morale a sopprimere i molti ragazzini in condizioni pietose [spesso a causa dell’accanimento terapeutico perinatale o del rifiuto dell’aborto da parte dei genitori] coi quali mi trovo ad avere a che fare a causa del mio lavoro o mi autorizza a somministrare l’eutanasia ad un tetraplegico totale a prescindere dalla sua volontà? Bizzarre contraddizioni di chi è abituato ad arrampicarsi funambolicamente sugli specchi per il proprio tornaconto…


Le religioni possono assumere aspetti veramente inquietanti, in particolar modo quando divengono istituzioni dotate di poteri forti, come la Chiesa Cattolica. Suggerisco anche a chi si sente cristiano [posizione più che legittima, a livello personale] di dissociarsi da essa, per potere veramente esprimere il meglio di se stesso. Analogamente suggerisco a chi, pur non essendo cristiano, si sente a qualsiasi titolo permeato da un sincero senso religioso, di non aderire ad alcuna istituzione religiosa, e di coltivare la propria fede a livello puramente individuale.

Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, nell’ottobre 2003, ricordando i crimini nazisti ha [finalmente] pronunciato una frase degna: «La storia che si dimentica, si ripete». Distinguendo con chiarezza il senso religioso dalle istituzioni che se ne appropriano per i propri fini, non dimentichiamo mai le nefandezze perpetrate dalla Chiesa Cattolica nel momento in cui aveva in mano ancora più potere di quello attuale. Non corriamo il rischio di vedere ripetersi quelle atrocità che, sicuramente, non sono state meno devastanti di quelle poste in essere dal regime Nazista, né meno crudelmente pianificate [il contesto storico costituisce una attenuante solo parziale alla gravità delle azioni di quei tempi]. Non consentiamo ad alcuna gerarchia religiosa [si badi: ad alcuna gerarchia religiosa] di assumere nuovamente i poteri di allora: l’indole di chi detiene il potere non cambia mai nella sostanza — ritengo che la Chiesa, attualmente, abbia imparato a celare la propria natura in attesa di tempi “migliori”, facendo di necessità virtù. Auguriamoci che la storia non abbia modo di ripetersi.

Grazie per aver letto fin qui.

Ciao a tutti,
Carpanix


 

ON LINE

 

Autore: Pinco Pallino
Data: 17/10/03 14:06

 

Sarebbero da lasciare al loro destino le grottesche boiate scritte da tali che pensano di essere colti e spiritosi mentre è solo triste espressione di uno astioso anticlericalismo da fine ‘800 e che giustamente completano la sceneggiata in corso. Ma sono cosi offensive per la ragione (dico per la ragione, non per la religione o per altri punti di vista) e almeno qualcosa si deve dire.

1. L’animalista
Cari amici Animalisti, sono un animalista che, dopo aver lavorato per tutta la settimana (riuscendo anche a santificare ogni giorno con qualche post sul web), la domenica, per distrarmi un po’, me ne vado a sfasciare allevamenti. È uno sport molto bello e soprattutto divertente e io credo che faccia piacere alla natura se mi diverto un po’. Il problema è che ultimamente la cosa cominciava a non divertirmi più tanto… forse per colpa di mia figlia che non sono riuscito a convincere del fatto che, quando violavo le leggi liberando i visoni, non facevo che un’opera di bene, né è meglio che questi muoiano arrotati e si trascinino con le budella fuori sul margine della starda per diversi metri lamentandosi per il dolore, oppure vaghino impazziti dalla fame fino a cadere stremati piuttosto che uccisi dal gas nell’allevamento.
Non mi veniva certo un senso di colpa, anzi, possiamo dire che mi piaceva un sacco questa idea. Poi, pensate, se vedo un cacciatore che si spara nella pancia o ammazza un altro, faccio salti di giuoia e conto “uno in meno”. Se poi il cacciatore ha fatto fuori un bambino, ancora meglio, così lo stronzetto non correrà il rischio di diventare cacciatore anche lui.
Però le cose non sono così semplici e a volte, sotto le bordate della disapprovazione dei più, finivo per chiedermi in cosa sbagliassi.
Poi, per fortuna, siete arrivati voi! Qualche tempo fa, degli amici animalisti, nel tentativo di consolarmi dalle mie strane depressioni, mi hanno fatto leggere l’articolo sul web nel quale si diceva che gli animali devono avere gli stessi diritti dei bambini: i miei amici lo hanno addirittura affisso nella sede dell’associazione per l’estinzione della razza umana. Vi ringrazio, perché era quello che da sempre volevo sentirmi dire!! Dio non esiste, il mondo è un caos sballato e senza senso, se non quello di continuare se stesso nella più assoluta casualità. Allora il fine dell’animalismo, dell’estremimo nutrizionista, di tutto questi bei movimenti mi è diventato improvvisamente ben chiaro: gli uomini devono sparire dal mondo per lasciare in pace gli animali, perché l’uomo è una bestia come e peggio di loro, che sono la perfezione del mondo, mentre l’uomo è un parassita malvagio e dannoso. Ecco perché sono contentissimo quando muoiono… Non provo nessunissima pietà per loro!… non vedo l’ora di dirlo anche a mia figlia che continua a dire che Dio esiste, che l’uomo ha un’anima e proprio perché ha questa anima deve rispettare il creato, capite!!!? Lei piange se vede un passero con l’ala spezzata ,certo, però… io ho cercato di spiegarle che non doveva solo amare il passero più di se stessa, ma odiare con tutta la sua forza chiunque non pensasse così e, se possibile, uccidere chi aveva ferito il passero. Lei diceva che no, l’amore non può esistere con l’odio e chi odia è perché non ama nessuno, al di là di se stesso. E io a dirle che sbaglia, che fa male a ritenere gli uomini una cosa positiva perché il mondo starà bene solo quando ci saremo estinti. Ma non riesco a convincerla… non mi parla più. Per favore, potete scriverle due righe dicendo che suo padre non fa niente di male a odiare i bambini, a spaccare gabbie e bruciare ripetitori, a pensare che chi non è come lui è un porco ingordo, vorace e goloso, che i cacciatori dovrebbero ammazzarsi tutti tra loro, che la natura non ne vuole più sapere dell’uomo e che dobbiamo imporre questa verità a tutti, con qualsiasi mezzo, perché questi porci, cioè tutti quelli che leggono, esclusi quelli che la pensano come noi, ci stanno rovinando il mondo. Dobbiamo fermarli, ad ogni costo. Ora gli mettiamo in quel posto una bella campagna per far si che anche gli animali possano votare, altro che gli extracomunitari. Poi, poco per volta, arriveremo ad avere un mondo così perverso che l’estinzionismo sarà l’unica soluzione possibile. Ma bisogna darci dentro, colpire duro, sfruttare l’ignoranza della gente, i suoi dubbi. Dobbiamo eliminare e far tacere ogni voce contraria, perché la coscienza della gente è ancora debole e troppi sono corrosi da quelle fregnacce insensate dell’amore, della bontà, del rispetto, del diritto, della giustizia, del buon senso. I preti, poi, sono i più stronzi di tutti, perché raccontano un sacco di balle per rincoglionire la gente, oppio dei popoli. E invece di insistere a sprecare tempo e risorse per curare gli animali umani che infestano le parti più arretrate del globo, dovrebbero estinguersi loro per primi.
Grazie, grazie ancora tanto per tutte quelle cose bellissime che avete scritto in difesa dei diritti degli animali e tutti le giuste considerazioni su quegli assassini dei cacciatori. Siete grandi!

2. L’uomo inumano
Cari anti animalisti, illuminatissimi uomini di un mondo senza Dio, le vostre parole sono ispirate direttamente dalla Natura! Da anni lo vado ripetendo ai miei amici del centro: Dio è una balla, non esiste e tutto quanto scritto sui Vangeli o biascicato nei templi buddisti o hindu o le stronzate dei massacratori di animali ebrei e musulmani sono pastura per le vecchie beghine, che è ora che crepino e lascino un po’ di spazio ai gatti.
È vero che molti di noi non hanno interesse a tornare alla campagna se l’affare include la noiosa vita del burino di paese; ma anche noi predichiamo la feralità, una crescita dalla docilità allo stato selvaggio, ad esempio con gesti negativi fatti contro le istituzioni e il gregge che le segue.
Gli uomini non sono esseri razionali, non hanno anima ne tanto meno spirito, sono solo animali, dominati dall’istinto peggio dei porci! Lo dice anche Hakim Bey nell’ultimo numero di TAZ. Basta con i luridi e falsi preti: abbiamo bisogno di un tipo pratico di misticismo anarchico, privo di tutte le cazzate New Age e inesorabilmente eretico e anticlericale, avido di nuova tecnologia della coscienza e metanoia, una democratizzazione dello sciamanesimo, ebbra e serena. Questo lo possiamo chiamare materialismo spirituale, un termine che brucia tutte le metafisiche nel fuoco dell’unità di spirito e materia. Nichilismo creativo… E perché no, la religione inversa, di abrogazione e apostasia.
Tutte le leggi sono innaturali: tutto appartiene alla sfera della moralità personale/immaginale, anche l’assassinio. Per cui ci siamo domandati perché di questa vostra insistenza sul desiderare “leggi” per gli animali. Ma poi, nella discussione del collettivo sono stati evidenziati i dati di paranoia, libero odio, disprezzo della legge, valorizzazione e dell’aspetto criminale della nuova lotta ecologica, che è divenuto chiaro quale fosse il vero fine ultimo di tutto il vostro agitarvi.
Se siamo tutti convinti che l’etica e la morale assolute non esistono, queste dovranno essere immaginate da noi stessi, favolosamente più esaltate e liberatorie dell’acido moralico di puritani e umanisti. Noi siamo gli dei!
Allora, in attesa che si sviluppi la nostra azione, cerchiamo in questo caos insensato di avere la meglio: chi grida più forte ha ragione e le pecore titubanti non esiteranno a seguirci. Non siamo razionali, non abbiamo anima o spirito, allora non abbiamo doveri, non abbiamo responsabilità; Il mondo è del più forte, è la legge della vita. Quindi diamo spazio alle necessità del momento. E non avendo doveri, nessuno ci può dire cosa fare. La parola «prossimo» non ci interessa. Al di fuori del nostro branco possono tutti crepare, che non ci tocca minimamente. Ed è nostro dovere sfasciare e distruggere e rompere vetrine, maglio se di banche o negozi dove appropriarci proletariamente di quello che ci serve. Non siamo creature e tanto meno razionali e quindi cosa cianciano questi preti di carità? lo dicono proprio loro che non si estende alle creature irrazionali! E l’uomo è un animale.
Non lasciate che dubbi siano a tormentarvi; liberatevene con una buona pera. E quando sarete pronti, il gran salto vi aspetta, magari anticipato dalla antica pratica dell’auto trapanazione, che dovrà presto diventare obbligo per tutti.
Grazie per il preziosissimo contributo che date al progresso dell’umanità. Viva gli animalisti, viva gli esaltati vegani!
E pazienza se non avete mai letto sul tema altro che le fanzines che circolano prima di essere usate come carta igienica.

3. Ma quanti atei illuminati!!
Carissimi senza Dio, veri e unici testimoni del fatto che Dio è una stupida invenzione dei preti per tenere in pugno gli stupidi, quanto ho apprezzato l’articolo sul web che condanna fermamente quei degenerati dei carnivori. Io vi seguo con zelo e proprio ieri ho avuto modo di tradurre in pratica le vostre preziose indicazioni. Vi voglio raccontare l’episodio così potrete giudicare quanto io mi sia comportato da ottimo senza dio. Camminando lungo un viale mi sono imbattuto in un bambino che era caduto con la bicicletta, investito da un pirata della strada: stavo per soccorrerlo per portarlo all’ospedale, quando, come per ispirazione della Natura, mi sono detto: «Ma questo mi sporca di sangue i sedili. Mi costa almeno 200 euro per cambiarli. Poi perdo un sacco di tempo. Per un bambino, che ce ne stanno tanti. Magari è anche figlio di un cacciatore o di un qualche baciapile o di un capitalista o di un intellettuale». Allora, raccoltomi in meditazione, ho rispolverato le mie cognizioni materialistiche: «E se versassi l’equivalente per una qualche causa animalista, che so, per i gatti che muoiono di fame in Africa o per finanziare la pubblicità degli estinzionisti? Lì avrebbe senso, perché aiuterei una causa giusta». Così me ne sono andato, senza il bambino, che ho lasciato al suo destino. Il giorno dopo mi hanno detto che è morto dissanguato. La cosa mi ha fatto piacere (perché devo essere ipocrita? Ci godo embhé?) e tra me e me ho concluso che, caspita, siamo davvero tanti, noi, bravi senza dio.

4. Il bambino
Carissimi animalisti, uomini della Natura, ho un dubbio di coscienza che mi rode: ho un bambino di 8 anni che da sempre è stato alimentato con cibi non raffinati, ma di qualità. Ho saputo dal vostro preziosissimo sito web che è vergognoso spendere soldi per alimentare un bambino, perché da grande non farà che impestare il mondo. Ora, siccome secondo la vostra sensibilissima coscienza e alta moralità, gli animali hanno gli stessi diritti degli uomini e che la causa di tutti i mali del mondo sono gli esseri umani, volevo chiedervi — con umiltà e spirito di contrizione: ho forse peccato, fino ad oggi, ad assicurare al mio bambino il diritto alla alimentazione? Se sì, è un danno grave per Gaia, per il quale le vostre ultrasensibili coscienze possono fornirmi una adeguata soluzione? Come posso regolarmi per il futuro: lo abbandono sulla strada o lo faccio morire di fame? I soldi che risparmio li do all’ostello dei gatti o a quello dei cani? Però, dovrei anche risparmiare sul cibo a 5 stelle del gatto o sul paltoncino di Armani per il bassotto per aiutare cani e gatti senza famiglia? Pensate che si possa risolvere il problema della fame nel mondo lasciando morire di fame le persone? Poi chi darebbe da mangiare al mio Fuffi e al mio Fido? E io che credevo che le cause del sottosviluppo fossero dovute alla mancanza di fratellanza tra le persone e coinvolgessero la parte più alta delle coscienze degli umani; invece, guarda un po’che il responsabile di tutto era qua a rompermi i coglioni perché non ho tempo da perdere con lui!! Bambini malvagi!
Continuate a illuminarci, animalisti, vi prego.

5. Animalisti, aiuto!!
Animalisti, aiuto!! Solo voi potete salvarmi!! Ho letto il vostro meraviglioso articolo sul web contro i luridi preti e contro quei perversi che gli animali li mangiano, spregevoli cadaverofaghi! E mi sono reso conto che è giusto odiare non solo i cacciatori, ma anche la gente che si incontra per strada, gentaglia vorace, ingorda, golosa, perduta dietro fiorentine e salami. I bambini, poi, obesi mostri ingrassati a polli e hamburger! Sapeste che piacere verificare che per voi le proposte di nuove leggi sull’eutanasia, sull’eliminazione dei bambini, sulla estinzione della razza umana, sui diritti degli animali equiparati finalmente a quelli degli uomini sono meravigliose.
Vengo al dunque: l’Inquisizione Vegan mi potrà processare? Secondo loro mio nonno, che mangiava una gallina del suo pollaio alla festa del paese è una tara incancellabile nell’albo genealogico. Sono risaliti anche a un mio bis-bis-nonno che all’epoca dell’assedio della città aveva mangiato dei topi e ancora più indietro hanno saputo che una bisnonna, sposata con un avo emigrante, veniva da una tribù pellerossa dove si cacciava e mangiava normalmente ogni genere di selvaggina!
Tutto questo proprio adesso che perfino schiacciare le pulci e le zecche che ti stanno pungendo è reato. Non è giusto! Io mi diverto un sacco a vedere i cacciatori spararsi tra di loro e se vedo un passante arrotato dal tram mentre va a prendere il giornale, mi informo subito se era un cacciatore e in questo caso mi lancio in un a danza di gioia selvaggia. Come ho goduto, poi, quando il mostricino di uno di questi si è sparato da solo con il fucile del padre: uno in meno per il futuro.
Mi piacerebbe anche vederli in preda alle convulsioni, quando vomitano sangue e intestino, tutti pieni di pallini, ma anche bello, penso, se crepano cadendo dagli alberi o ancor meglio vederli tirare le cuoia in ospedale per un cancro. Sarebbe il mio trionfo!!! Così imparano!! Ma mi diverte molto di più pensare a come sarebbe bello il mondo senza le persone, tutti estinti, pensate che meraviglia: non vi viene un sobbalzo di gioia a pensare sotterrate per sempre tutte quelle luride figure che vedete per la strada a fare la spesa dal macellaio, al supermercato, a mangiare cose innominabili dal Mac Donald. Soprattutto le donne, quelle non le sopporto proprio: pensate porre fine finalmente a quelle immonde madri che pensano solo ad allattare (pensate, latte, umano poi!) o a gonfiare di omogeneizzati alla carne quegli schifosi bambini che cresceranno gonfi e ripugnanti a sporcare ulteriormente il mondo! I giardini sono per far cagare i cani non per far correre i bambini; e, anche se non ho cani, credo che la nuova legge che autorizza l’uso dei parchi e dei marciapiedi come cagatoi per cani vada rispettata: pensate che se nel parco sia io a cagare vada bene lo stesso? Però vorrei uccidere anche bambini: quando proporrete questa legge così necessaria?
Ma torniamo a noi, cari amici animalisti. Il problema è il seguente: fino ad oggi, come vi ho dimostrato, ho potuto svolgere fedelmente la mia missione e ho anche partecipato ai raid vandalici non solo contro allevamenti, ma anche contro tralicci e ripetitori senza correre grossi rischi: se mi avessero beccato avremmo inscenato una bella campagna di propaganda e magari ci si poteva dichiarare prigionieri politici. Ora però qualcuno è andato a rivangare il mio passato: è vero anch’io sono stato allattato da quella stronza di mia madre e poi i miei antenati non erano tutti vegan. Ma non è colpa mia! Potrei rischiare il lager con le nuove leggi sulla razza vegan-animalista? Io sono stato sempre fedele alla causa. Non possono attribuirmi colpe dovute ai miei genitori ne tanto meno ai miei antenati. Io mi sono emendato abbastanza!!! Cose da non credere, vero, illuminati animalisti? Mi sono sentito perduto, senza speranza! Ora non mi resta che affidarmi alla vostra giustizia: non lasciate che il mondo si perda dietro storie passate, pensate al mio lavoro per la causa e a quanto ho fatto di buono. Salvatemi, Gaia lo vuole!
Grazie per tutto quello che avete fatto e che farete! È evidente che siete ispirati direttamente dalla più profonda inumanità e dalla più vergognosa abiezione…

6. Il guerriero
Cari animalisti, fratelli nell’evoluzione darwiniana, siete gli unici dai quali, ormai, posso trovare conforto! Io sono uno che presta la sua opera professionale e pratica in un gruppo di guerrieri animalisti. Più sinteticamente: io sono uno di quelli che vanno a sfasciare, rompere, bruciare. Sono tempi duri per noi puri guerrieri di Gaia: nessuno ci capisce e perciò intuirete quale sia stata la mia sorpresa quando ho letto sul web che tanta gente non solo non ci condanna, ma addirittura solidarizza con noi! Ciò che avete scritto io lo vado sostenendo da tempo: gli animali hanno i nostri stessi diritti, se non di più: sono stati prima di noi nell’evoluzione e noi, ultimi arrivati, vogliamo porta loro via lo spazio vitale.
Certamente mi è chiaro che l’uomo, essendo animale, non ha anima e tanto meno spirito e che tra una zecca e me c’è solo una differenza di massa. Noi qui, nel gruppo, fatichiamo ogni giorno per il bene degli animali! Il nostro lavoro è stressante perché è rischioso: siamo ostacolati da stupide leggi, da gente luridamente vorace, ingorda e golosa, avida di piaceri e di carne, da idioti che blaterano di leggi e di diritti. E poi quegli schifosi preti che parlano di amore e di anima, che vadano presto sotto terra! Fortunatamente ogni giorno ci sono notizie gradevoli: indiani avvelenati dalla chimica, cinesi abbattuti dai virus; bambini romeni che crepano nelle fogne lasciando un po di posto ai cani, africani carnivori disfatti dall’aids; primitivi gonfi di malattie ripugnati di cui creperanno perché fortunatamente le ricche ereditiere non lasciano fondi ai Comboniani o all’Unicef, ma all’ospizio dei gatti; collette fatte per acquistare protesi per animali domestici e non certo per gli stupidi somali o afghani che insistono a camminare sulle mine che loro stessi hanno messo; gente ammalate di tumore per la troppa carne mangiata; lebbrosi che poco alla volta liberano il mondo dalla loro presenza perché i soldi li spandiamo in armi per sterminarci tra di noi e non certo in medicine per aiutare traditori della natura e degli animali come Schweitzer o Madre Teresa; bambini peruviani venduti per prelevarne organi per i trapianti sui ricchi stranieri vegetariani; gente nutrita con la dose sufficiente a morire di fame perché qua, dove avremmo i mezzi per aiutarli, passiamo il tempo a nasconderci questo lato del mondo e ingozzarci di ideologie perverse; o chi è senza lavoro per l’ingiustizia del mondo e noi a fare leggi, non avere la giustizia tra noi, ma per dare il diritto di voto agli scarafaggi; e fortunatamente questi animali umani, stressati dalla vita che fanno, si abbandonano all’ubriachezza peggio degli elefanti e generano bambini già alcolizzati e destinati ad una vita breve.
Che noia, amici Animalisti, aspettare che questa massa biologica umana trovi la via per assottigliarsi da sola. E a ciò aggiungete gli strali feroci dei cosiddetti benpensanti che, assai empiamente vanno sostenendo che dove c’è odio non può esserci alcun amore se non per se stessi, che tra uomini e animali c’è differenza e che è proprio per questa differenza che c’è l’obbligo per l’uomo di rispettare il suo mondo. Balle. L’uomo è derivato dalla scimmia, la scimmia dai serpenti e i serpenti dai pesci. E pesci dalle cellule che sono nate per caso in un mondo nato per caso. Non c’è regola, non c’è scopo, non c’è fine se non quello di proseguire in questa giostra demente fino a che l’entropia ci porterà al big crunch e tutto sparirà .
Ma che conoscenza, ma che prolungare o salvare la vita umana! Morti tutti, il mondo sarà purificato e potrà proseguire nella sua corsa insensata senza il peso di tutti questi miliardi di parassiti. Dobbiamo affrettarci a riconoscere che gli animali sono dotati di una legge morale e di un valore spirituale come, se non più, gli uomini. Non importa la conoscenza, non importa la ragione : noi guerrieri distruggiamo quello che si oppone al nostro ideale, anche se questo vuol dire morte e dolore. Che sciocchezze vanno blaterando i preti, i filosofi, i pensatori? Non sanno, poverini, ciò che sappiamo noi, che gli animali sono meglio degli uomini e tra un bambino e una capra, c’è solo il dubbio della scelta. Ma un vero animalista salverà la capra, perché il bambino, domani, potrà diventare un cacciatore. Non importa nulla la storia, non importa nulla la cultura, non importa nulla essere umani, anzi, questo è la cosa che in fondo mi crea più problemi! Ma l’etica è solo nostra: chi non è con noi è contro di noi. A Gaia interessa solo la quantità della vita, ma non quella del parassita umano. Visoni, pulci, lombrichi: la terra domani sarà solo vostra. Ma che Re della Creazione! Anche i bambini, prima di essere estinti, dovranno sapere che quelle cose come spirito, amore, fratellanza, carità, libertà, uguaglianza, fede sono solo fanfaluche: nel mondo regna il caso, la causalità; solo il bisogno e l’istinto regolano le cose. Il più forte vince la lotta. E noi dobbiamo essere così forti da eliminare ogni avversario e alla fine anche noi stessi, in un olocausto di odio e follia che lasci i nostri fratelli animali liberi finalmente dalla nostra presenza ingombrante e nefasta.
Sono felice, dunque di continuare la mia battaglia insieme a voi, alleati preziosissimi, perché intendete togliere fondamento morale e giuridico alle lotte di quegli uomini immondi che sono i preti dell’inesistente dio!
Sieg Heil!


Nota: Ovviamente non sono gesuita né apprezzo minimamente le finalità dell’ordine. Questo non toglie che dove c’è insulto all’intelligenza, anche se contro le proprie idee, si debba fare presente a chi, magari inconsciamente fosse portato a prendere per valide delle considerazioni, che sono solo espressione di odio e di iniquità.
Chiaramente sono il primo a ritenere quelle scritte qui sopra come grandissime stronzate e ho dovuto sforzarmi parecchio per produrle (poteva essere scritto meglio, ma non mi sembrava il caso; oltretutto avevo un pezzo di zucca al forno con l’aglio e mi si anche raffreddata.).
Sono parole eccesive e malvage, ma esse sono state scritte perché hanno lo stesso identico senso e valore di quelle che un individuo che preferisco non qualificare cerca di passarvi come colti diverissements. Scegliete pure quale preferite.
A me importa la mia coerenza.
Alla vostra pensateci voi.

Ma mi raccomando, ridete, ridete, che Gaia ha fatto i gnocchi.
Ma non per voi, per il cane!


 

CLERO, POTERE, MANIPOLAZIONE E VIOLENZA

 

Autore: Carpanix
Data: 17/10/03 22:40

 

Che dire, Pinco Pallino…

…un mirabile esercizio di acido sarcasmo. Lo conserverò nel mio archivio. Sicuramente avrai provato un grande sollievo e un senso di profonda rivalsa cliccando sul pulsante “Invia”. Anzi, arrivo ad augurarmi che tu l’abbia provato. Sfogarsi in questo modo consente di liberare se stessi dalla pressione dei sentimenti più neri [càpita talora anche a me di sentirne la necessità]. Ora potrai riprendere la tua produzione di post sensati e basati su vere argomentazioni.

Se tra gli anticlericali intendevi includere anche me, hai colto nel segno. Senza alcun dubbio detesto [forse avrei bisogno anch’io di un altro po’di sfogo, per purgare i miei sentimenti negativi] la religione quando diviene istituzione. Me lo perdonerai, ma non riesco a cogliere alcuna spiritualità in istituzioni orientate all’ingerenza e al controllo della vita altrui.

Posso apprezzare l’individuo che, come conseguenza di una propria radicata convinzione, anche basata sulla fede, giunga a desiderare di diffondere il proprio credo. Io stesso ho un credo, anche se in esso non compare alcun essere trascendente, e tento di diffonderlo. È umano.
Quello che non va è associarsi per ottenere forza ed usare questa forza per costringere altri ad abbracciare il proprio credo. E questo è quanto sta facendo da ben più di un millennio la Chiesa Cattolica [e non solo quella], oggi fortunatamente con un po’ meno successo che in un passato neppure troppo remoto, ma pur sempre ad un livello palesemente riscontrabile.

Sarebbe fin troppo facile parlare della “tradizione” del battesimo imposto in età neonatale, che fa sì che anch’io, evidentemente non cattolico, figuri tra le liste dei ferventi sostenitori della gerarchia vaticana; o delle distorsioni di una legge in base alla quale ancor oggi “doniamo” ad uno stato estero una consistente porzione del gettito fiscale per averne in cambio una strepitosa e magnanima ingerenza sulle nostre scelte di governo nazionale; o degli spazi che gli organi di informazione riservano quotidianamente alla diffusione e al mantenimento delle ideologie sulle quali tale ingerenza si basa; o delle leggi odiose per le quali ironizzare sulle figure della religione espone al rischio di essere perseguiti a livello giuridico [ovviamente ironizzare su alcune religioni è più rischioso che ironizzare su altre, secondo una rigida scala basata sul potere che ogni istituzione religiosa riesce ad esprimere — potrei dire peste e corna sull’adorazione che il mio vicino di casa, animista, nutre per le melanzane del suo orto: nessuno avrebbe a lamentarsene, a parte egli stesso che, contando come il due di picche a briscola, potrebbe essere impunemente calpestato].

Percorrere a ritroso la storia, poi, aprirebbe ulteriori, luminosi capitoli sulla natura fortemente umanitaria delle gerarchie cattoliche [sarcasmo]. Se esiste un antifascismo considerato virtuoso, così come esiste un anticomunismo considerato anch’esso virtuoso [e, personalmente, non ho motivo di dubitare che vi siano buone ragioni perché questi esistano], come mai ritieni così sconveniente che ci possa essere un anticlericalismo altrettanto virtuoso? Se, in virtù degli eventi del passato, si teme che dalle ceneri del fascismo e del comunismo possano rinascere pulsioni socialmente pericolose, in base a quali contorsioni dialettiche dovremmo sentirci esonerati dal temere almeno altrettanto la continuità di potere della quale la Chiesa Cattolica [e non solo] può godere?

Ribadisco il concetto: la religione è cosa rispettabilissima, finché rimane espressione della sensibilità individuale — diviene una pericolosissima leva quando su di essa si articola una gerarchia finalizzata alla gestione del potere.

Se non sei convinto di questo punto, prova a seguire questa iperbole fantasociologica, che considera uno scenario futuro nel quale il credo estinzionista diviene vincente [ebbene sì, Pinco Pallino, si tratta di un credo, è inutile nasconderselo; il fatto che non contempli la presenza di alcun dio non cambia la sostanza delle cose; una scelta etica non ha bisogno dell’avallo di una divinità per sancire la propria dignità].

Che accadrebbe se gli estinzionisti, che detesti così visceralmente, riuscissero a coagularsi in un movimento e si dessero una organizzazione gerarchica, se su quella gerarchia si innestassero personaggi dotati di potere economico e politico e, con i pochi scrupoli che sempre manifesta la gente che ne dispone, usassero questo potere per influenzare le menti altrui ingrossando le proprie file [pur se solo da un punto di vista formale] sfruttando la forza del conformismo e del ricatto [sai bene qual è la forza del conformismo e quanto conformismo si può ottenere premendo laddove l’individuo è più debole — nei suoi bisogni primari; sai anche bene quali forme può assumere il ricatto in un ambiente conformista, sicuramente hai modo di vedere il processo all’opera ogni giorno].

Insomma, se gli estinzionisti seguissero il percorso che è stato della Chiesa Cattolica [e non solo], da un certo momento della storia in poi, ti ritroveresti costretto a piegarti all’Estinzionismo, divenuto a questo punto un credo con la “E” maiuscola, capace di schiacciare la tua individualità. In caso il tuo carattere fosse troppo deciso, potresti essere tacciato di eresia e, immantinente, essere messo al rogo [lapidato? decapitato?] per avere osato esprimere un dissenso.
È già successo. Si chiamava Cattolicesimo. Si chiamava Inquisizione.
Sta succedendo. Si chiama Islamismo. Si chiama “#@^§” [strana parola in arabo].
Potrebbe verificarsi nuovamente, anche qui da noi.
La Chiesa Cattolica è un vulcano in stato di quiescenza, non spento.
Le gerarchie islamiche son un vulcano in piena eruzione.
“La storia che si dimentica, si ripete”.

Fortunatamente, l’estinzionismo [sospira di sollievo, di fronte a quella “e” minuscola] volontario è un credo con una forte connotazione anarchica idealista, per quanto riguarda le questioni di sua competenza.
Non si impone, si propone.
Non ha gerarchie, né intende crearne.
Non ambisce a posizioni di potere.
È un credo spiccatamente individualista, privo di una vera componente collettiva.
Lo dimostra la totale assenza di qualsiasi apparato rituale.
Lo dimostra la eterogeneità di coloro che vi aderiscono.
Lo dimostra l’assenza di una registrazione degli “adepti”.
L’arbitrio e la prevaricazione risiedono altrove.
Io ne sono esente, e come me molti altri.

Per queste ragioni, continuerò a sostenere le mie posizioni anticlericali ed estinzioniste, a prescindere dal tuo [legittimo] sfogo che ho comunque letto con vero interesse.

Ciao, Pinco Pallino
Vivi sereno :)

Carpanix
Volontario del VHEMT


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