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CONCEPIRE È PECCATO

di P. Srivastava

 

Personalmente condivido la conclusione per la quale mettere al mondo dei figli è una pratica deprecabile, ma trovo poco condivisibili diversi degli altri concetti esposti in questa pagina. Purtuttavia la ritengo interessante e degna d’essere letta, se non altro per cogliere il punto di vista di chi appartiene a una cultura molto diversa da quella Occidentale. – Carpanix


Nutro la ferma convinzione che concepire un figlio sia un grande peccato. Il traguardo più elevato per un’anima è la liberazione dall’esistenza mortale, ovvero la liberazione dal ciclo delle nascite e delle morti. Far nascere qualcuno è l’esatto opposto di tale liberazione. Una coppia che concepisce un figlio si rende direttamente responsabile dell’intrappolamento di un’anima in un corpo mortale. Se noi stessi aspiriamo alla liberazione, come possiamo giustificare l’intrappolamento di un’altra anima in un corpo? Con l’atto del mettere al mondo, la gente intrappola un’anima in un corpo mortale senza considerare le sofferenze alle quali la condanna. Non abbiamo diritto di imporre simili catene ad un’anima. (A questo punto, vorrei chiarire che non sto cercando di implicare che non diverrò mai padre. Farò del mio meglio per evitarlo ma la tentazione di commettere un peccato può toccare chiunque, e io non costituisco eccezione.)

La vita non è un letto di rose. La sofferenza fa parte della vita di tutti. Alcuni ne ricevono di più, alcuni di meno, ma tutti la devono affrontare. Combattere con innumerevoli e terrificanti problemi di vario genere fa parte della vita umana e nessuno può sfuggire a tale realtà. Dal momento stesso della nascita, la sofferenza è una compagna inseparabile. Tutti incorrono nelle malattie nel corso della vita. Tutti passano momenti di sofferenza emotiva. E la vita è una lotta continua. La gente deve cominciare la propria lotta fin dall’infanzia, fin dai giorni della scuola. Poi viene l’università, se ci si arriva. Quindi la ricerca di un lavoro, seguita dalla ricerca di un partner per la vita e dalla perdita delle persone care. Il tutto essendo schiavi del corpo e delle sue esigenze, sia che si tratti della fame, del sonno, del sesso, e così via. Tutti devono lavorare per mantenere il proprio corpo. Perfino respirare è un lavoro. Il metabolismo del nostro corpo è costantemente al lavoro. Dobbiamo fornirgli cibo perché possa continuare a lavorare. E dobbiamo lavorare per poter ottenere il nostro cibo. Ma se la nostra anima non è costretta in un corpo mortale, è totalmente immune da ogni dolore e sofferenza.

Prima del concepimento, nessuno sa quale sarà il futuro dei proprio discendente, Potrebbe soffrire d’un handicap fisico; potrebbe soffrire di tare mentali; potrebbe essere cieco. Poi, col procedere della vita, potrebbe essere colpito da qualsiasi tipo di sventura. Uno o entrambi i suoi genitori potrebbero morire quando è ancora in tenera età, lasciando un vuoto incolmabile nella sua vita. Potrebbero venir separati. La vita del figlio potrebbe risolversi in un completo fallimento. Potrebbe finire in prigione.

Nessuno viene al mondo per propria scelta. È la volontà dei genitori che impone la nascita al figlio. Essi sono i soli responsabili della sua esistenza. E qualunque difficoltà una persona debba affrontare nel corso della sua vita, qualunque dolore o sofferenza finisca per affliggerlo, gli unici responsabili rimangono i genitori.

Alcuni mi dicono che se tutti gli umani smettessero di riprodursi il mondo finirebbe, e ciò sembra loro un’idea spaventosa. Io rispondo che questo pianeta starebbe molto meglio senza noi umani. Inoltre, la Terra è esistita per milioni di anni; gli umani sono apparsi solo centomila anni fa circa. Noi umani siamo parte del pianeta. Non lo possediamo.

Un giorno, discutendo la mia teoria circa l’astensione dal concepimento con una signora, le dissi che quando uno genera un figlio, questi potrebbe nascere cieco. Lei rispose che c’è una possibilità su diecimila. Le feci notare che l’espressione «una possibilità su diecimila» è usata nel campo del gioco d’azzardo, per cui è come giocare d’azzardo con la vita di una persona. Non poté fare altro che dichiararsi d’accordo con me. Riproducendoci, in effetti, scommettiamo con la vita di una persona. Abbiamo il diritto di farlo?

Sento che la sola differenza tra gli esseri umani e gli animali sta nel fatto che noi possiamo astenerci volontariamente dalla riproduzione. Per ogni altro aspetto non siamo molto diversi dagli animali. Siamo solo più intelligenti di loro e abbiamo usato la nostra intelligenza per vivere più comodi e migliorare la nostra vita con i piaceri dei sensi.

Se uno crede nella spiritualità trascendente, secondo la quale l’anima dovrebbe essere liberata dal ciclo delle nascite e delle morti, allora comprendere che far nascere qualcuno è l’opposto della liberazione dovrebbe essere più che una conclusione logica, dovrebbe essere qualcosa di prossimo a un’equazione matematica.

Sono certo che nel corso della storia della civiltà c’è stato chi ha proposto questa teoria. Può essere che le loro idee non siano divenute troppo popolari – in quei tempi antichi non c’erano molti mezzi per diffondere tra le masse gli scritti e le idee. Può essere che molti che avrebbero potuto scrivere in merito abbiano deciso di non farlo, per delle loro valide ragioni. Molti personaggi del mondo della spiritualità e della filosofia hanno diffuso oralmente i propri punti di vista ed i propri insegnamenti, che sono poi stati raccolti e scritti da altri diluendone i contenuti e l’autenticità. Si dice che Buddha predicasse l’astinenza riproduttiva. Non serve leggere tra le righe per capire cosa intendesse Buddha dicendo che la nascita è accompagnata dalla sofferenza (la nobile verità di Buddha in merito alla sofferenza: la nascita avviene con dolore, la malattia è dolorosa, la morte è dolorosa, l’unione con le cose spiacevoli è dolorosa, la separazione dalle cose piacevoli è dolorosa, i desideri insoddisfatti sono dolorosi).

Esiste un’antico racconto indiano circa otto Vasus (anime liberate o semidei) che fecero uno scherzo ad un sant’uomo. Il sant’uomo era irato con loro per quello scherzo che loro, anime liberate, avevano rivolto ad un mortale. Così li maledissea affinché passassero una vita come uomini sulla Terra. I Vasus furono terrorizzati da quella maledizione. Ciò evidenzia quanto la vita umana sia terribile per un’anima liberata. Dopo che ebbero implorato pietà, il saggio acconsentì a ridurre la maledizione per sette di loro. Quei sette sarebbero stati uccisi, ovvero liberati, il giorno stesso della loro nascita. La loro sola punizione sarebbe consistita nel soffrire per nove mesi in un grembo umano. Venendo a a conoscenza del fatto che sarebbero stati uccisi il giorno della nascita, i Vasus erano sollevati e grati al sant’uomo per aver alleviato la maledizione. L’ottavo Vasu, Prabhas, che era il principale colpevole, avrebbe vissuto sulla terra in un corpo mortale per un’intera vita, come punizione per il suo misfatto. Gli otto Vasus furono messi al mondo da re Shantanu e da sua moglie Ganga. Ganga uccise i primi sette figli il giorno della nascita. L’ottavo figlio visse sotto il nome di Bhishma, e rivestì un ruolo centrale nell’epica indiana Mahabharata. (L’uccisione dei figli da parte di Ganga sembra spiegare in una certa misura il verso «Quel che è la notte per tutti gli esseri è il tempo del risveglio per le anime disciplinate; e quel che è il tempo del risveglio per tutti gli esseri è la notte per il saggio che può vedere» – B.G. II 69).

Il Mahabharata è parte integrale dell’antica cultura indiana e indù, e il libro sacro degli Indù, la Bhagvad Gita, fa parte del Mahabharata. Quella storia illustra con chiarezza come la vita sulla Terra costituisca una punizione. È sorprendente che questo punto non sia mai stato notato e messo in risalto nel corso dei secoli. Inoltre, nella Bhagvad Gita c’è un verso nel quale Krishna descrive la conoscenza come «L’indifferenza verso gli oggetti dei sensi, l’autoannullamento e la percezione del male costituito dalla nascita, dalla morte, dalla vecchiaia, dalla malattia e dal dolore» (B.G. XIII 8) Questo verso afferma chiaramente che la nascita è un male. Milioni di persone hanno letto la Bhagvad Gita nel corso dei secoli, e non erano solo Indiani. È molto sorprendente che nessuno abbia tentato di ragionare su questo verso o di commentarlo.

Ciò che porta alla nascita di un bambino è un atto di lussuria. Il risultato di un atto di lussuria non può mai essere giusto, né santo.

Vorrei qui chiarire che non sto dicendo che il sesso sia male o sbagliato. Intendo dire che si ha il male se il risultato del sesso è la generazione di una nuova vita. Ma è un atto sensuale, e se uno vuole rimanere senza figli dovrebbe assicurarsi che il sesso non porti al concepimento. Il sesso è uno degli istinti più forti di ogni essere vivente e credo che nessuno dovrebbe tentare di sopprimere il proprio desiderio fintanto che non arreca danno ad altri.

La morte è senza dubbio riservata a chi è nato. In effetti, quando diamo la vita ad un figlio, gli diamo automaticamente anche la morte. Quindi, una persona che mette al mondo un figlio è anche responsabile di un omicidio. Quest’idea a molti può sembrare assurda e folle. Ma, in un’antichità più o meno remota, atti come il latrocinio e la rapina dovevano essere considerati normali, e se qualcuno li avesse indicati come peccaminosi, a molti sarebbe sembrato altrettanto assurdo e pazzo. Nel corso dell’intera storia, è stata la norma per i conquistatori condurre barbare campagne di stragi e saccheggi senza batter ciglio. Il metro di valutazione del peccato e della morale differiscono da popolo a popolo. Ancor oggi, molti non vedono nulla di male nel commettere gli atti più odiosi. Ci sono molte tribù criminali in India per le quali il furto e la rapina sono tradizioni di famiglia. Alla gente occorre insegnare cosa costituisce peccato, cosa è bene e cosa è male – quel tipo di conoscenza non è innato. Occorre aprire la mente e pensare razionalmente e logicamente. La maggior parte della gente assume un atteggiamento difensivo quando dico loro che concepire un figlio costituisce peccato. Non vogliono compiere alcun tentativo di comprendere quella teoria o di ascoltare con mente aperta i ragionamenti che ne sono alla base. Essi si oppongono con veemenza a tale teoria fin dall’inizio, principalmente perché sono troppo presi dall’idea di avere i propri figli e non vogliono assolutamente credere di commettere un peccato nel farlo. Il desiderio e l’amore ottundono la loro mente e la loro logica.

Alcuni sostengono che mettendo al mondo un figlio si offre a un’anima la possibilità di nascere sotto forma umana, offrendole quindi una possibilità di andare in cerca della liberazione. Esiste qualcosa di più stupido? È come sbattere qualcuno in prigione per offrirgli una possibilità di evadere.

Affinché abbia un qualsiasi genere di attitudine spirituale, una persona deve assolutamente comprendere il concetto di anima. L’anima, se non è incarnata in un corpo, per sopravvivere non ha bisogno di nulla e non può soffrire alcun tipo di danno, dolore o dispiacere – il fuoco non la può bruciare, l’acqua non la può bagnare, una spada non la può tagliare. Per un’anima libera, un umano è come un individuo perennemente malato che per sopravvivere ha bisogno della materia in tutte le sue tre forme (gassosa, liquida e solida), proprio come un malato ha bisogno delle medicine. Se vediamo qualcuno che dipende da un medicinale o da un trattamento medico costante, ad esempio dall’insulina o dalla dialisi, ne siamo dispiaciuti e solidarizziamo con lui. Non ci rendiamo conto che per sopravvivere tutti noi abbiamo bisogno di respirare aria, bere acqua e mangiare alimenti – siamo tutti malati, siamo tutti da compatire. Un’anima liberata non ha bisogno di niente di tutto ciò. Riproducendoci infliggiamo ad altre anime quella malattia chiamata vita, e non dovremmo.

Ad alcuni la mia visione della vita sembra negativa e pessimista. Per loro la vita è piena di gioia e di piacere, è bella e va goduta. Tutto quel che posso di loro è che l’ignoranza è una benedizione. Per gli umani, i piaceri dei sensi sono l’illusione più grande. Ecco perché noi umani apprezziamo molto più degli animali i piaceri e i mezzi di gratificazione. Perché gli umani, dal momento che hanno l’intelligenza per farlo, capirebbero la futilità della vita se i piaceri dei sensi non ci ingannassero e non ci facessero innamorare di essa. Una persona che crede che lo scopo ultimo della vita sia indulgere in questo tipo di gratificazioni è uno sciocco immaturo. Proprio come non ci divertiamo a giocare coi balocchi dei fanciulli una volta cresciuti, raggiunta la saggezza spirituale perdiamo interesse per i piaceri dei sensi. Godiamo dei piaceri che attirano gli umani fintanto che la nostra anima è incarnata in un corpo umano. Ma se la nostra anima fosse incarnata in un avvoltoio, allora sarebbe il sapore delle carogne a rappresentare per noi una fonte di piacere, e non saremmo minimamente interessati ai piaceri e alle comodità umane. Solo quando è illuminata l’anima ottiene la saggezza per superare le illusioni mondane.

Credo che chi non concepisce un fuglio, tanto volontariamente quanto per ragioni al di là delle proprie possibilità di controllo, spezza il ciclo della schiavitù e conquista così il diritto alla liberazione dell’anima.

Se però qualcuno è davvero attratto dall’avere un figlio dovrebbe tenere ben presenti alcune cose prima di concepire. Rimarrebbe comunque un peccato, ma sarebbe almeno un peccato leggermente meno grave.

Per prima cosa, prima di pianificare un figlio, i genitori dovrebbero assicurarsi che potrà avere un futuro sicuro dal punto di vista finanziario e che potrà essere allevato come si deve, in una società sana. I poveri, o coloro che vivono in un Paese povero, mettendo al mondo un figlio commettono il peccato più grave. Quel figlio verrà allevato in condizioni miserevoli e avrà di fronte a sé un futuro nero. In un Paese come l’India, sposarsi e mettere al mondo dei figli è qualcosa che tutti devono fare. Ma vivere in India è praticamente come vivere all’inferno. Il Paese è molto arretrato e sottosviluppato. Ci sono povertà e miseria ovunque. Chi lavora in India guadagna in un mese quel che un Americano guadagna in un giorno, facendo lo stesso mestiere. Il risultato è un netto contrasto negli standard di vita. L’assistenza medica, i trasporti pubblici, le forniture idriche ed elettriche, i sistemi fognari e l’igiene, le scuole, le università ed altro sono molto limitati, e quel poco che c’è è letteralmente in rovina. Esistono corruzione diffusa, disoccupazione e violazioni dei diritti umani. Anche il clima è ostile e la maggior parte della gente non può permettersi i condizionatori. I poveri conducono una vita prossima a quella degli animali. Per la maggior parte non possono neppure permettersi un buon pasto al giorno. Eppure ci sono ancora persone che mettono al mondo dei figli senza neppure rendersi conto per un momento dell’ingiustizia che infliggono a delle anime innocenti. Quando vedono i propri figli soffrire e vivere una vita insoddisfacente, incolpano il destino. Ma non è il destino a dar la vita a un figlio, bensì la volontà dei genitori. I genitori sono responsabili del destino dei figli. Mettere al mondo un figlio e poi prendersela col destino per le sue disgrazie è come sparare a una persona e dire: «Se è morto, la colpa è della sfortuna, non mia».

Da questo punto di vista, molti umani sono ben peggiori degli animali. Gli animali selvatici, se prevedono una penuria di cibo o sentono che il proprio habitat è in pericolo o non è più adatto, evitano di riprodursi. Ci sono invece molte persone, particolarmente nei Paesi del Terzo Mondo, che non sentono alcun rimorso nel riprodursi anche se sono ben consapevoli di non poter provvedere cibo, rifugio, abiti o altri beni di base per i propri figli.

Una volta, a Nuova Delhi, ho visto un quattordicenne molestato da sette ragazzi più grandi. Nei pressi c’erano tre poliziotti in una camionetta, e il giovanotto corse da loro, seguito dagli altri. Chiese ai poliziotti di salvarlo dai ragazzi più grandi. Essi, come risposta, dissero che era stato lui a provocarli. Invece di proteggerlo, uno dei poliziotti schiaffeggiò ripetutamente il quattordicenne e cominciò a cercar soldi nelle sue tasche, spudoratamente, di fronte a tutti. Il poliziotto si impadronì di tutto quel che aveva. La vicenda si verificò nella capitale di una delle maggiori democrazie del mondo, nel cuore della città, in un affollato incrocio centrale, nell’ora di punta, sotto gli occhi di molti testimoni ammutoliti. Sono scene comuni in India. Sono le ordinarie condizioni della sicurezza e dei diritti umani riservate ai comuni cittadini indiani. Eppure, in un Paese simile, la gente continua a mettere al mondo dei figli.

Mettere al mondo qualcuno costituisce peccato di per sé, ma non si dovrebbe accentuare quel peccato mettendo al mondo dei figli sapendo che avranno un futuro miserabile. Dopo tutto, mettere al mondo dei figli non è obbligatorio. Noi umani possiamo rendercene conto e, oggigiorno, le nascite possono essere evitate anche dopo che il concepimento ha avuto luogo.

La caduta dell’Unione Sovietica e del comunismo nei primi anni ‘90 hanno provocato un netto declino negli standard di vita della maggior parte dei Russi, ed hanno portato ad una marcata riduzione dei tassi di natalità. In termini di intelligenza ed istruzione della massa della popolazione, la Russia è di gran lunga più avanti rispetto ai Paesi del Terzo Mondo – ciò ha probabilmente aiutato molti Russi a decidere di non avere figli in circostanze avverse.

Molti leader mondiali, filantropi e organizzazioni lavorano per il riscatto degli oppressi nel mondo intero. Per quest’impresa vengono profusi enormi quantità di tempo, denaro ed impegno. Se si potesse aiutare i poveri a capire che è sbagliato concepire dei figli senza avere i mezzi e le risorse per mantenerli, il loro compito risultarebbe alquanto più semplice. È molto meglio prevenire il problema piuttosto che lasciare che si sviluppi e darsi poi da fare per tentare di curarlo.

Un’altra cosa che si dovrebbe tener presente prima di concepire un figlio è il livello delle proprie capacità. Nel momento in cui una persona diventa abbastanza matura da avere un figlio, è ben consapevole delle sue abilità e dei suoi limiti. Una persona non molto capace dovrebbe evitare di mettere al mondo dei figli. Un figlio eredita le proprie qualità mentali e fisiche dai genitori, e le probabilità di concepire una persona incapace sono maggiori se i genitori stessi sono degli incapaci. Un leone metterà al mondo dei leoni, e un agnello degli agnelli. Un asino non potrà mai mettere al mondo dei leoni. Se qualcuno ha dei punti deboli di un qualche tipo dovrebbe assicurarsi che il proprio compagno o la propria compagna possano compensarlo. Se un uomo considerevolmente sottopeso dovesse sposare una donna a sua volta sottopeso e fisicamente debole, anche i loro figli sarebbero deboli e sottopeso. Analogamente, se un uomo dall’intelligenza limitata sposa una donna come lui, molto probabilmente metteranno al mondo un bambino poco intelligente. Una persona potrebbe essere codarda, o pigra, o avere un carattere debole. Tutti questi caratteri possono essere passati ai discendenti. Se non si riesce a trovare un partner che possa compensare le proprie mancanze, si dovrebbe rinunciare ad avere dei figli. Avendo sofferto in prima persona per delle debolezze, perché si dovrebbe far soffrire un’altra anima per le stesse cause?

Anche chi soffre di problemi di salute dovrebbe astenersi dal riprodursi. Non è molto piacevole per un bambino avere dei genitori malati. In più, se la malattia è ereditaria, come il diabete, può essere trasmessa ai discendenti.

L’ingrediente più essenziale per la sopravvivenza è l’aria che si respira. Gli umani possono vivere senz’acqua e senza cibo per ore e giorni, ma non possono sopravvivere senz’aria per più di un paio di minuti. La gente presta molta attenzione alla qualità e alla salubrità dell’acqua e del cibo che assume, ma non sembra preoccuparsi gran che per la qualità dell’aria che respira. Il tutto il mondo, la gente di maggiori capacità e successo vive in grandi città nelle quali l’aria non è affatto pulita. Essi costringono i propri figli a respirare aria inquinata e poco salubre. Questo fatto colpisce le loro coscienze o sono troppo insensibili anche solo per pensarci?

A volte mi chiedo: «Se uno potesse comunicare con un’anima e questa dicesse di non voler essere messa al mondo da lui, o magari da nessun altro, farebbe comunque di testa sua decidendo di intrappolare quell’anima in un corpo mortale?»

La vita di un bambino è direttamente collegata a quella dei suoi genitori. Se i genitori sono persone prospere e di successo, il figlio sarà allevato in un ambiente favorevole. Ma se i genitori sono poveri, la sua vita sarà molto difficile. Se un genitore commette un peccato e viene punito, anche il figlio dovrà sopportarne indirettamente le conseguenze. Se Dio punisce un uomo per i suoi peccati colpendone la salute, anche i suoi figli ne subiranno le conseguenze. Perché i figli dovrebbero patire per le malefatte dei genitori? È così che Dio amministra la giustizia?

Una domanda che spesso mi pongo è: «Perché la gente mette al mondo dei figli?». Per ricavarne felicità; per aver qualcuno da definire “mio” e sul quale esercitare controllo; per aver qualcuno che possa aiutarli nel proprio lavoro e un supporto per la propria vecchiaia; per aver qualcuno al quale passare le proprie ricchezze; per aver qualcuno che porti avanti la linea familiare. Sono tutte ragioni molto egoiste. La gente getta un’anima nei tormenti per soddisfare i propri desideri egoistici.

Personalmente considero l’attaccamento emotivo a chicchessia (sia esso il padre, la madre, il fratello, la sorella, il figlio, la figlia, la moglie, l’amante, l’amico…) null’altro che una sciocchezza. Una persona pu’ aver avuto dei cari nella sua vita precedente, ma in quella attuale non può ricordare chi fossero i suoi genitori o i suoi figli. Né nella sua prossima vita ricorderà chi sono i membri della famiglia attuale. Nella prossima vita, la sua anima potrebbe benissimo trovarsi nel pollo che sta nel piatto del suo figlio attuale!

Quando parlo di non essere emotivi intendo da un punto di vista spirituale, non voglio dire che una persona dovrebbe essere fredda e insensibile. Ma una volta raggiunta l’illuminazione spirituale, tutti i desideri mondani divengono insignificanti. Pochissime persone riescono a ottenere l’illuminazione spirituale, e io non sono tra esse. Per il non iniziato non sarebbe facile comprendere le sfumature della spiritualità indù. Abbiamo tutti filosofie e fedi differenti e non è mia intenzione offendere o contraddire la fede di chicchessia.

P. Srivastava
05/11/2006

 

Tratto da http://dontconceive.blogspot.com/
Traduzione di Carpanix