| Autore: | Pinco Pallino |
| Data: | 22/07/03 - 17:37 |
Concordi , però, che se gli “estintori” vogliono diminuzione in popolazione, sarebbe interessante definire in base a quali principi viene effettuata questa riduzione?
Chi mangia carne, estinto; chi mangia lattuga, promosso, anche se è nazista?
La convivenza pacifica con il resto della natura come la intendono certe persone
è, come dici tu, una utopia romantica e priva di qualunque valore.
Dato che anche i famosi pellerossa mangiavano bisonti e salmoni e cervi. E forse
non è ben chiaro che un animale che muore colpito da una freccia, non muore
tanto bene, muore per dissanguamento, dopo una corsa folle con le frecce piantate
nella carne, mentre le forze se ne vanno poco a poco con il sangue.
Meglio forse una pallottola tra gli occhi sparata dal fucile di Buffalo Bill.
Eppure i carnai prodotti dai cowboy facevano schifo anche ai contemporanei.
Quindi non è l’uccidere o il mangiare costate di bisonte cotte in un modo piuttosto che nell’altro che differenzia il pellerossa dal cowboy, ma l’approccio con la natura, dove da una parte c’è l’idea dello spirito che permea le cose, dall’ altra c’è solo la sete di guadagno e potere.
Giustamente si presuppone che non sappiano cosa significhi il termine “estinzione” né, di conseguenza, cosa questo comporti. Allora sono ignoranti e come tali che senso ha il loro parlare?
Se la parola è usata a sproposito, come è possibile capirsi?
Approvo la richiesta: cosa intendono gli estinzionisti per “estinzione del genere umano”, e come si prefiggono di ottenere tale finalità e soprattutto, per quali motivazioni?
In base a questo sarà possibile un discorso meno generico e astioso.
Pinco Pallino
| Autore: | Carpanix |
| Data: | 22/07/03 - ??? |
Caro Pinco Pallino, alcune considerazioni…
L’ideale estinzionista, ci è utile, che lo si condivida o meno e indipendentemente dalle motivazioni.
Ci è utile perché una coppia estinzionista non genera nuovi competitori che possano fiaccare ulteriormente questo già devastato e stanco territorio. Anzi, tenterà di diffondere il proprio modo di pensare che, se non violento come quello del VHEMT, è tutt’altro che pericoloso!
Anche questo tentativo di diffusione non è in sé pericoloso, perché l’ideale estinzionista non ha alcuna speranza di diffondersi all’intera umanità. Per contro, dovremmo favorirlo perché ogni estinzionista veramente convinto e coerente ci aiuta a limitare i danni apportati dalle ideologie nataliste, ancora maggioritarie tra la gente.
Ti propongo un paragone azzardato e probabilmente squallido, ma abbastanza chiaro [nessuno me ne voglia, sto solo cercando di condurre un ragionamento]. Pensa a come, nella lotta integrata tipica della cosiddetta agricoltura biologica, spesso il numero di certi insetti dannosi viene tenuto sotto controllo: diffondendo individui sterili. In questo modo il parassita, a suo modo comunque utile poiché fa parte della catena alimentare, non viene distrutto ma solo inibito permettendo un raccolto dignitoso senza il ricorso a pesticidi che danneggerebbero l’intero ecosistema. Nel mio esempio, il parassita è l’uomo, pericoloso solo poiché eccessivamente prolifico ed invadente; gli individui sterili sono gli estinzionisti, con il loro [auspicato] potere inibente; i pesticidi in grado di distruggere tutto, unica alternativa a questa forma di “lotta integrata” sono le carestie, le guerre e le epidemie.
In quanto al perché una persona possa liberamente decidere di non procreare, riporto un dato: nelle comunità di ratti, quando la densità di popolazione supera una certa soglia, nelle femmine si hanno sconvolgimenti psichici e ormonali che portano sterilità e cannibalismo verso la prole; analogamente i maschi, per le stesse cause, risentono di aberrazioni nel senso di territorialità ed impotenza. Non si tratta di comportamenti dovuti a una moralità perversa, ma di reazioni psico-fisiche ad un ambiente non più adatto all’esistenza dei topi. Poco importa che i ratti stessi, con le proprie molto umane abitudini demografiche, siano la causa di questa inadeguatezza: gli effetti non cambiano. Col ridursi dell’entità numerica della popolazione dei ratti, l’equilibrio si ristabilisce.
Io stesso ho “deciso” di non avere figli ben prima di venire a conoscenza dell’esistenza del VHEMT. Non escludo che la pressione del forte sovraffollamento della zona ove vivo possa avere giocato un qualche ruolo del quale non sono consapevole in questa mia decisione [che pur sento come libera] ma, sicuramente, non sono un individuo affetto da patologie psichiche. Non sbraito, non insulto, non uccido. Né mi suicido. Semplicemente, vivo giorno per giorno la mia condizione di persona consapevole.
Un passo oltre: non dimenticare che, come anche Sempronio ha notato, i cambiamenti dell’ambiente inducono evoluzione tramite selezione. Per ora, pare che coloro che non sono adatti a tollerare i cambiamenti in atto nell’ambiente siano gli estinzionisti. Il futuro potrebbe dimostrare che la reazione di adattamento che porta a essere in grado di sopportare un eccesso di propri simili intorno a sé sia fallimentare. Ci sono precedenti anche di questo genere nella storia degli organismi viventi. Gli estinzionisti, come i topi, stanno auto-selezionando sé stessi, dimostrando in ciò una reazione abbastanza naturale per quanto estrema; come accade per i topi, probabilmente una riduzione della pressione dei propri simili entro limiti accettabili porterà al recedere del fenomeno dell’auto-selezione. Mi auguro che ciò si verificherà solo quando la popolazione umana sarà sensibilmente meno numerosa di quanto non sia ora.
P.S. - La percezione della sovrappopolazione è un fenomeno LOCALE, non globale; interessante a questo proposito l’articolo Ottimismo e sovrappopolazione, pubblicato su questo stesso sito.
Cordialmente
Carpanix