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UN COMMENTO DI GUIDO CERONETTI

da “La Stampa” del 18/07/2004

 

TUTTI. Nessuno escluso. L’Italia, nel suo armonico ma limitato spazio vitale, nelle sue città ad alta e altissima densità demografica (Napoli supera in questo Hong Kong) ha il dovere morale e costituzionale — così predicano papa, vescovi, verdi zeloti, rifondazionisti, ulivi uniti, giornali orientati al Bene puro — di non respingere nessun carico umano, di non espellere nessuno, neppure con provata inclinazione alla violenza, di alloggiare e nutrire tutti, di demolire (a gentile richiesta di un imam infastidito) anche qualche campanile, di lasciar fare, cedere, rinunciare, di non fare in specie leggi correttive, limitatrici, mitemente severe che potrebbero, ipoteticamente, dissuadere qualcuno dallo sbarcare…

Dovere! E trascritto nella Carta! Qua la biscia d’acqua, se si presenta un immane Rinoceronte, ha l’obbligo morale di inghiottirlo intero — poi digerisca chi può. Se la biscia scappa impaurita, è rimproverata.

Si tratta di folle enormi che premono, ci sono dappertutto guerre e fami incurabili: ma la predicazione non teme la propria intrinseca demenza, tutti i profughi, tutte le vittime, tutti senza distinzione di religione o di passato guerrigliero, tutta l’Africa, metà dell’Asia orientale, tutti i magagnati del Tigri, tutte le infibulate del Corno, tutto quel che si configura come povero non deve trovare ostacoli, bisogna ringraziarlo dell’occasione che ci offre, a noi malvagi e spensierati, di convertirci, finalmente, ad atti ininterrotti di tolleranza e di bontà.

Povero è la chiave magica e aiuta ad interpretare meglio il flusso di questa ossessione ideologica. Al fondo c’è un’orfanezza tragica, i messianismi perduti, mal surrogati dalla bestiale idolatria del Dio Sviluppo. Per la Chiesa, chiunque chieda, o pretenda, asilo è in sempiterno lo stesso Cristo. Siamo giusti: è perfettamente falso, ma è, affamato o no, una risposta alla nostra, alla cristiana — delusa — fame di Messia. Apriamo le porte a Cristo, anche se lupo o brucolacco. E povero e profugo è, per le vedove di Marx e Lenin e Bakunin, Proudhon, Rousseau, eccetera, il Messia proletario, ucciso dal Tempo ma inseparabile dai meandri dei nostri guasti encefali. Il Messia proletario è sempre buono anche se porta con sé una foresta di rancori etnici e odio teologico gonfio di minaccia. In realtà, da questi portatori di Messia impossibile viene sopratutto un’eccezionale e degna di allarme attività spermatica. (Oh giubilo! Fanno risalire la curva demografica! Sperma di Cristo-povero! Eravamo in secco).

È già tanto che uno Stato riesca a proteggere e a difendere i suoi cittadini, e abbia un bastone in mano per questo. Volerlo umano è bene; forzarlo a essere etico è il più funesto degli errori. Volerlo di tutti lo fa essere di nessuno.

Alla fine sarà il rinoceronte a inghiottire senza difficoltà la biscia.

 

Guido Ceronetti — da “La Stampa” del 18/07/2004, prima pagina


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