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COSA VI ASPETTATE DI VEDERE?

di Carpanix

 

Inserzione di Assovetro

Ci tengo a proporvi un’inserzione apparsa su La Repubblica del 20 ottobre 2005 (pag. 43) nella quale Assovetro, associazione di categoria dell’industria vetraria, lamenta le ripercussioni dell’aumento dei costi dell’energia, rivendicando implicitamente un qualche intervento in grado di porre rimedio a una situazione definita “insostenibile”.

Già vi vedo a chiedervi, tra lo stupito e l’irridente: «Ebbene, che ci sarebbe di così sconvolgente?». Nulla. Assolutamente nulla. Ed è questo il motivo per il quale riproduco qui l’inserzione, a beneficio di tutti coloro che credono che il tracollo debba avvenire improvvisamente, con eventi di carattere catastrofico che determinino una frattura evidente con il passato.

Non è così. Il tracollo è già in corso da tempo, da molto tempo. Solo che sta avvenendo per piccoli passi.

Durante una passeggiata estiva lungo il crinale di un colle, “pare” di non andare in alcun luogo con quel passo indolente eppure, voltandosi dopo ore di lento cammino, l’ampia visuale consente di accorgersi che in realtà ci si è allontanati alquanto dal punto di partenza.

A meno che siate dei giovanissimi, voltatevi indietro ora. Scoprirete quanta strada abbiamo già percorso. L’industria segna il passo. Le importazioni di materie prime essenziali, che non possiamo che acquistare all’estero, sono dipendenti dall’industria (senza i proventi che dall’industria derivano, come potremmo acquistare ciò di cui il nostro territorio non dispone?). L’agricoltura è ormai dipendente da essa — tornare ad un’economia agricola non industriale è semplicemente impossibile, dopo decenni di devastazione territoriale e con una popolazione ormai accresciuta di oltre il 50% rispetto a solo 60 anni fa. Eppure ci ritroveremo a doverlo fare nell’unico modo possibile: riducendo la popolazione presente sul nostro territorio.

In anni neppure troppo remoti, quando una riduzione si rendeva necessaria veniva ottenuta con l’emigrazione di massa. Quella strada ci è oggi preclusa, giacché non esistono più aree in grado di accogliere milioni di persone in fuga. Ridurremo, come abbiamo già iniziato a fare, le nostre pretese in termini di tenore di vita, ma non basterà. Tensioni e conflitti saranno inevitabili non solo a livello internazionale, ma anche a livello interno. Certo, si tenterà di governare quelle tensioni, magari anche con successo, ma la qualità della vita ne risulterà deteriorata in modo consistente.

Sto usando verbi al futuro, ma davvero sono necessari? Rileggete l’inserzione di Assovetro.

Fatto? Ora allargate il campo, e pensate a quanto sentite riportare quotidianamente circa le condizioni della nostra economia. Parlate con i vostri amici e conoscenti che sono caduti nel gorgo del lavoro precario, interinale, atipico o addirittura della disoccupazione. Andate a “fare la spesa” e godetevi il prezzo da pagare per il vostro carrello semivuoto. Uscendo, non mancate di fare il pieno alla vostra auto. Quando comincerete a sentire i primi crampi al portafogli, pensate a come vi risulterebbe impossibile, anche volendolo o dovendolo fare, uscire da quest’ingranaggio sempre più inceppato. Pensate al fatto che mentre il PIL (che misura la ricchezza complessivamente prodotta) è pressoché fermo, la popolazione è cresciuta di un altro 1%, per cui la fetta che spetta a ciascuno si è fatta più sottile. Pensate, cercando di capire come anche quel fenomeno assottigli la vostra fettina, a quante volte vi siete sentiti ripetere che si va allargando la “forbice” tra la sempre più ristretta elite dei ricchissimi e tutti gli altri (da dove credete che venga la loro ricchezza?). Aggiungete il sale sulle ferite di un’immigrazione di massa che ha ormai i caratteri dell’aperta invasione, e non dimenticate che ogni persona in più ha bisogno di una nuova porzione di torta e, non trovandola, dovrà rosicchiare qualche briciola dalla vostra…

La catena delle associazioni è interminabile. Dal campo dell’economia, è inevitabile passare a quello della convivenza civile (chi fatica a gestire le proprie finanze, prima o poi si incazza col prossimo). Dal campo della convivenza civile, è fin troppo facile deviare al campo del rispetto della legalità. Il rispetto della legalità, in un territorio sovraffollato, è alla base della possibilità stessa di sopravvivenza. Illegalità diffusa significa disordine. Il disordine, quando interessa aspetti vitali dell’esistenza, provoca prima o poi incidenti. La varietà dei possibili incidenti è tale da rendere impensabile anche solo il proporre qui alcuni esempi.

No, non aspettatevi eventi catastrofici. Le catastrofi difficilmente consistono in un evento spettacolare. Assai più spesso derivano da catene (o reti) di eventi dall’apparenza insignificante. È agli eventi insignificanti che occorre fare attenzione.

Carpanix
26 ottobre 2005


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