LEUROPA DEGLI IDIOTIUnanalisi di Dragos Kalajic, intellettuale e politico serbo, del presente e del futuro dellUnione Europea e dei sistemi macchinosi che hanno ormai incatenato il suo popolo in una concezione democratica che non appartiene alla sua storia. Loggetto principale di questa nostra analisi è il carattere che conforma la nostra Europa legale, ossia le sue (pseudo) élites e i suoi forti poteri economici, politici, culturali e mediatici. Lo spaccato su cui si indirizza questo esame è proprio quello che permette la più completa conoscenza di questo carattere: la questione dellimmigrazione. È un fatto che le ondate di immigrati dal Terzo e dal Quarto mondo che si abbattono sullEuropa siano sempre più frequenti, alte e minacciose. Di queste ondate sono vittime i disperati sudditi dellultima e peggiore forma di colonialismo e di usura: la cosiddetta economia del debito, che ovunque provoca miseria e fame. Questi flussi migratori assumono le magnitudini di una vera e propria invasione dEuropa. Se un tale processo non perderà forza e consistenza, e se la Turchia entrerà nellarea mercantile chiamata Unione europea, tutto indica e fa prevedere che già entro questo secolo gli Europei perderanno la propria patria e diventeranno una minoranza etnica nella loro propria terra, decomponendosi e scomparendo nelloceano grigio-nero dei diversi. Adesso è chiaro anche agli occhi più semplici e creduli che si sono dimostrate false ed ingannevoli le formule di soluzione del problema immigratorio instancabilmente prodotte dalle (pseudo) élites politiche a cominciare dal progetto paternalistico di assimilazione, degli anni settanta, per passare poi al modello non meno ottimista e fallace dellintegrazione, fino ai recenti ideali mondialisti di una società multirazziale e multiculturale. In questo caso le (pseudo) élites che dominano lEuropa hanno dimostrato la propria debolezza fondamentale, la tendenza ad abbandonarsi alle superstizioni del razionalismo liberale, particolarmente alla convinzione che con luso delle sole parole è possibile non solo spiegare, ma anche domare la realtà, con tutte le minacce che contiene. In realtà di assimilazione, integrazione e società multiculturale che ci arricchisce è possibile discutere solo là dove è in questione una minoranza razziale o etnica che non minaccia la maggioranza. Lesperienza storica ci dimostra che questi rapporti pacifici vengono stravolti là dove la minoranza cresce in modo tale di minacciare il predominio della maggioranza, anche nel senso della legge di selezione naturale. La specie più forte sospinge e alla fine elimina la specie più debole. È per questo motivo, allinizio del periodo neolitico, che la massa del tipo duomo detto mediterraneo gracile, basso, brachicefalo, con scheletro fragile e pelle olivastra che aveva conquistato il Rimlend mackinderiano, dallIndia fino alle Isole britanniche, dedicato allagricoltura ed ai culti della Madre Terra era riuscita completamente ad assorbire o eliminare gli indigeni europei, luomo di Cromagnon, alto, forte e robusto cacciatore. Solo alcuni millenni dopo i discendenti delluomo di Cromagnon, i nostri progenitori, sono ridiscesi dagli altipiani caucasici dove si erano rifugiati, nellEuropa per riconquistare la patria perduta. Furono quelle ondate di popoli indoeuropei ad emergere vittoriosi grazie allarte della guerra. LEuropa diventerà islamica? Per cacciare via dalle teste degli Europei ogni pensiero o ogni speranza di difesa della natura europea della patria comune, il messaggio citato viene abilmente accompagnato con il sostegno di uno dei più grandi esperti mondiali del Medio Oriente, Bernard Lewis: Entro la fine di questo secolo il nostro continente diverrà islamico. Davanti a questa prospettiva della trasformazione degli Europei in una minoranza religiosa (ma in realtà etnica), il rapporto verso linvasione degli immigrati deve essere radicalmente cambiato. Se alla fine di questa prospettiva temporale nel segno di un rovesciamento demografico sarà ancora possibile parlare di assimilazione, integrazione o società multiculturale, lo potranno fare solo gli immigrati nei confronti della minoranza degli indigeni europei, a patto di avere la misericordia per le loro debolezze e non un giustificato disprezzo, perché, tra laltro, hanno capitolato e concesso la propria patria agli invasori senza la minima resistenza. In questa prospettiva, per gli europei si pone un problema essenziale: come sopravvivere e non scomparire nelloceano degli altri che inonda e sta per affondare la loro patria. Invece di opporsi ai processi che minacciano la cultura e la civiltà degli Europei, le forze dominanti nellUnione europea fanno tutto il possibile per mantenere ed anche rendere più potente linvasione degli immigrati, sostenendone pubblicamente la necessità. Anche nei casi quando le (pseudo) élites politiche si sforzano di contenere almeno limpatto caotico dellimmigrazione, con le leggi, le regole e le misure restrittive – tutto questo si dimostra, prima o poi, non solo vano, ma anche controproducente. Questo complesso dellEuropa legale, che agisce contro lEuropa reale, è composto, grosso modo, da quattro campi di forze e da interessi corrispondenti. Poiché lUnione europea sta abbandonando celermente un sistema economico che è proprio della storia, della cultura e della tradizione europea, assoggettandosi al sistema angloamericano, ossia liberalcapitalista, le potenze sopranazionali e sovraeuropee del mondo finanziario ed industriale sono la forza-guida nellalto tradimento. Le (pseudo) élites politiche servono gli interessi di questa forza-guida che oramai, da molto tempo, ha espulso la politica autentica dalla scena pubblica, riducendola ad uno dei propri servizi ausiliari. In unottica più larga, schmittiana, è evidente che queste (pseudo) élites politiche sono sottomese ai condizionamenti e ai voleri del Leviatano atlantico (per usare unallegoria schmittiana), che fa di tutto per far entrare la Turchia nellUnione europea e per ingrandire linvasione degli immigrati, reagendo con rabbia contro ogni contromisura europea. La Chiesa Cattolica, con i propri ordini monastici e le organizzazioni caritative è un magnete particolarmente attraente per la massa degli immigrati, che, a priori sanno dove saranno ben accolti e difesi, malgrado la propria clandestinità e illegalità. Last but not least, particolarmente influenti fautori dellinvasione dellEuropa sono i maggiori produttori dopinione pubblica che cercano ostinatamente di convincere gli Europei con le buone, attraverso promesse fallaci e con le cattive, con i ricatti morali che limmigrazione porta solo il bene (economico, culturale ed umano) e che ogni resistenza è un male, una specie di peccato mortale nellepoca della secolarizzazione. Segue il latrato dei branchi a servizio del tradimento, liberati dai guinzagli. Così vengono continuamente demonizzate o criminalizzate le rare voci di coraggio alzate per la difesa della patria europea. Ora occorre esaminare a grandi linee e senza alcun ideologismo le principali e più frequenti giustificazioni sul bisogno che lEuropa resti aperta alle invasioni immigratorie, offerte dalle (pseudo) élites dominanti. I portavoce delle forze finanziarie ed industriali giustificano sempre lapertura verso limmigrazione di massa con ragioni dedotte da contingenze effimere: dalla necessità di superare la crisi provocata con lo shock energetico, degli anni settanta, fino ad una specie di imperativo categorico della globalizzazione, che impone a tutti popoli privati del diritto di decidere sulla questione il libero flusso delle merci, dei capitali, dei servizi e degli uomini. Tutte queste ragioni sono riducibili alla causa comune, alla demonia economica, ossia allidolatria del profitto per il profitto. È, questa, la prova di un immenso complesso psichico di idiotismo attivo: è questo il termine che gli antici Greci usavano per designare una forma estrema dindividualismo e degoismo antisociale. Pervase e guidate da questo idiotismo, le forze finanziarie ed industriali dEuropa non si sentono parte di una comunità e di una realtà culturale e storica. Anzi. Le forze in questione assoggettate alla globalizzazione non posseggono nemmeno la coscienza immanente ad ogni cultura e civiltà normale, in tutti i tempi di considerare leconomia, come una parte ed un mezzo che debba servire per fini del tutto sociali, e non il contrario. Già il fatto stesso che la cosiddetta necessità dellapertura verso le onde immigratorie venga giustificata con il bisogno impellente di manodopera mentre la disoccupazione degli indigeni assume oramai le proporzioni di un male cronico ci dimostra quanto le forze in questione siano indifferenti verso i destini del proprio contesto sociale. Per questa visione di mondo alla rovescia il profitto è ueber alles. Forse è inutile illuminare qui la perniciosità di questa patologia e lorizzonte enorme delle conseguenze catastrofiche, cominciando dalla crescita esponenziale dei prezzi assistenziali e sanitari, sociali e culturali, ecologici e demografici. Per di più in molti casi ci troviamo davanti ad un circulus vitiosus. Per esempio, limmigrazione in massa viene solitamente giustificata come una manna che compensa il calo demografico degli europei, mentre proprio limposizione del sistema liberalcapitalista rendendo la vita estremamente incerta e precaria è una delle cause maggiori di questo declino. Questa evidenza viene notata anche da certi politici non ancora addomesticati. Ecco come si esprime Vladimir Spidl, nel suo ruolo di presidente del Consiglio della Repubblica Ceca, dubitando apertamente che limmigrazione possa risolvere il problema demografico: La gente è scoraggiata ad avere più figli a causa delle difficoltà a trovare la casa, della lunga attesa per limpiego, dellambiente ostile alla famiglia, e dallinstabilità del lavoro. . Lidiotismo di cui stiamo trattando si manifesta anche nella cecità verso le conseguenze disastrose che prima o poi subiranno gli stessi complessi di interessi e di profitti. È certo che limportazione delle masse degli immigrati, pronti a svendere le loro braccia, porti agli importatori buoni profitti a breve termine, cominciando dallabbassamento o almeno dal contenimento del prezzo del lavoro e la conseguente repressione delle proteste sindacali dei lavoratori indigeni, desiderosi di difendere i loro diritti. Dallaltra parte, in una prospettiva a lungo termine, questa strategia dello sfruttamento spietato porterà ad una specie di suicidio economico perché provoca una serie di conseguenze nefaste e autodistruttive. Una prima conseguenza è evidentemente il fermo di ogni perfezionamento tecnologico ed organizzativo della produzione. La ricerca, si sa, è molto più cara della manodopera a basso prezzo In fine dei conti, asserire che limmigrazione è necessaria allo sviluppo economico e al mantenimento almeno del volume di produzione, è contraddetto dallattuale main stream industriale. Esiste infatti una ben altra e spietata regola che i profitti maggiori vengano ottenuti non solo con il perfezionamento tecnologico ed organizzativo, ma sopratutto laddove sono maggiori le riduzioni dei posti di lavoro. Ecco smascherato il ricatto, molto frequente, che dichiara limportazione della giovane manodopera straniera come necessaria per rimediare la caduta verticale della natalità ed il generale invecchiamento della società europea. Le tecnologie nuove, collegate alle nuove tecniche di organizzazione sociale, offrono buone possibilità di superamento dei problemi in questione. Ma costano e riducono i profitti. Limportazione avida delle masse di manodopera straniera aumenta il popolo indigeno dei disoccupati e causa, riducendo le loro capacità dacquisto degli europei, limplosione del mercato europeo. Se con lo sguardo attento seguiamo le linee-forza dei processi di globalizzazione, inevitabilmente giungiamo a scorgere un futuro dove i prezzi e le condizioni di lavoro sotto limperativo della concorrenza mondiale dovranno essere omogeneizzati o addirittura parificati a quelli del Terzo o Quarto Mondo. Dunque, a causa di un tradimento dellEuropa legale, lEuropa reale dovrà rinunciare anche alle ultime briciole del benessere sociale e della propria qualità della vita, di stile europeo. Sotto il peso di una concorrenza globale, gli europei dovranno ridursi allo stesso livello delle masse planetarie che patiscono la miseria e le privazioni, accettando di vivere, per esempio, come i cinesi. Si tratta di un orizzonte futuro nel segno della realizzazione di una forma di morte, prevista dalla Seconda legge di termodinamica, dove un determinato sistema perde la vita per via della parificazione della temperatura delle singole molecole che lo compongono. La politica delle contraddizioni Durante lultimo decennio del XX secolo, i governi del centro sinistra hanno tradito e distrutto tutto il patrimonio delle lotte sindacali per far ricadere il lavoro ed il popolo dei lavoratori nelle condizioni di un secolo fa. Tutte le novità erano presentate sotto le designazioni cinicamente false e svianti: le riforme, la deregolamentazione, la liberalizzazione del lavoro, la flessibilità… Cercando di fare tutto il bene per gli immigrati e di migliorare le loro condizioni di vita per attrarre le nuove ondate dinvasione troppo spesso la politica proimmigratoria fa del male a tutti. Un buon esempio lo offre la generale legge sul congiungimento famigliare introdotta prima in Germania che gli immigrati usano per non lasciare il paese dove vendono la propria manodopera, altrimenti sarebbero terrorizzati dallidea che, andando a visitare la famiglia, in patria, non otterrebbero più il visto di reingresso. Lapplicazione in massa di questa legge solo formalmente umanitaria altera completamente la ragione primaria, puramente economica dellimmigrazione. In questo modo uno stanziamento temporaneo diventa permanente. Non solo il venditore di manodopera, ma anche tutta la sua famiglia vengono legati indissolubilmente al mondo dellesilio ed indotti a recidere tutti i legami con il mondo e la comunità dalle quali provengono. Così la massa di immigrati diventa la massa degli alienati, infelici e nemici del mondo che li circonda. Spesso numerosissime, le famiglie così portate allesilio richiedono, per il puro mantenimento, molto di più che nel paese dorigine. Questa spesa annulla il risparmio e vanifica la speranza di tornare in patria. I figli delle famiglie congiunte non desiderano tornare perché non ricordano più la terra natale o perché sono consci che lì saranno molto più estranei. Nel nuovo ambiente sono costretti di vivere in condizioni indecenti, nei getti della criminalità cronica, dove viene prodotto e plasmato il nuovo Lumenproletariat che, oltre lodio di classe, nutre verso lambiente europeo che lo circonda e soprattutto verso i visi pallidi anche un profondo odio razziale. Così, oramai da molti anni, nelle metropoli e nelle grandi città europee da Londra fino a Parigi e Marsiglia, abbiamo una guerriglia permanente con saccheggi, distruzioni, incendi dolosi, violenze e stupri che i media coprono con il proprio silenzio, per non turbare lillusione di un ordine pubblico. Per affrontare le sfide dellimmigrazione la Chiesa cattolica dispone di un mezzo molto potente e sviluppato: la propria dottrina sociale. Si tratta di un frutto prodotto e maturato con il lavoro di una serie di generazioni di teologi, cominciando con lenciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII che, alla lotta di classe e al presunto dualismo tra il lavoro ed il capitale, opponeva lidea di collaborazione e della loro complementarietà naturale ed organica. Il contenuto dottrinario della Rerum Novarum era confermato ed arricchito con lenciclica Quadragesimo anno (1929) di Papa Pio XI, che si rivolge direttamente allo Stato per invitarlo a riprendere le funzioni che gli nega o, addirittura, proibisce di svolgere lideologia del capitalismo liberale; per incitarlo ad aiutare o sostenere gli elementi portanti della comunità e del mondo di lavoro. Questi elementi erano individuati secondo lottica tradizionale ed europea, applicata anche da Hegel per la definizione della comunità, dove lindividuo è riconosciuto come essere politico solo in virtù della propria partecipazione negli ordini, da quello della famiglia, fino alle associazioni corporative. Questa dottrina della Chiesa era confermata ulteriormente da molte altre encicliche, fino al Laborem excercens (1981), Sollecitutudo rei socialis (1988) e Centesimus annus (1993) di Papa Giovanni Paolo II. Basato sullinsegnamento evangelico, lasse della dottrina sociale della Chiesa cattolica è composto dal principio di bene comune che raccomanda la creazione delle condizioni che permettono alluomo e alla comunità di realizzarsi compiutamente, dunque non solo economicamente, ma anche esistenzialmente, socialmente e spiritualmente. Altrettanto sono importanti il dovere della sussidiarietà messo in rilievo particolarmente con lenciclica Quadragesimo anno e della solidarietà, compresi anche come i principi formativi ed informativi della comunità, dunque molto al di sopra della pura compassione moralistica e sentimentale. È importante far notare che il generale De Gaulle proprio lo statista che più risolutamente si opponeva allinvadenza del Leviatano atlantico, difendendo fieramente lindipendenza della Francia ed impegnandosi per lunità europea dallAtlantico fino agli Urali ha accolto pienamente questa dottrina, insieme con il sistema della partecipazione degli operai agli utili e nella gestione delle imprese. Aveva lintenzione di realizzare queste idee e questa tradizione in alternativa al liberalismo capitalista, per superare i mali immanenti a quellideologia angloamericana, profondamente estranea allanima europea. Purtroppo, al referendum del 1969, che conteneva troppi quesiti, questa rivoluzione dallalto fu respinta, insieme ad altre proposte, con una maggioranza di no di appena il due o tre per cento in più rispetto ai sì. Detto ciò, però, rimane una domanda fondamentale: perché la Chiesa cattolica oggi fa di tutto per rovesciare il quadro demografico e religioso dEuropa? Le risposte a questo quesito sono diverse: dal sospetto che per gli elementi corrotti della Chiesa le attività caritative servono per lucro ed arricchimento personale fino allopinione che, in fondo, si tratta di unaspettativa ingenua che gli immigrati riconoscenti chiederanno la propria conversione, ingrandendo così il gregge dei cattolici, oramai divenuto misero come quello protestante, dopo lautoeviramento commesso con il nefasto aggiornamento, che implicava, non solo le proscrizioni delle tradizioni, ma anche le censure dei testi sacri. Le spiegazioni ufficiali ad esempio quella offerta dal (lex, n.d.R.) presidente della Conferenza dei vescovi, il cardinale Camillo Ruini, accompagnata con la raccomandazione che bisogna scoraggiare limmigrazione illegale riducono tutto ad un imperativo morale, prima che giuridico, accogliere chi si trova effettivamente nelle condizioni del profugo in cerca di rifugio. Dunque, qui siamo molto al di sotto del principio di solidarietà, immanente alla dottrina sociale della Chiesa; siamo a livello di un moralismo piagnucoloso ed impotente. Sebbene detto limperativo morale sia perfettamente conforme al principio evangelico, bisogna notare il fatto che lapplicazione, nellambito del bene pubblico, provoca molti danni e pochissimi beni. Non è la prima volta nella storia del Cristianesimo che la Chiesa affronta i paradossi del genere, trovandosi davanti allevidenza che la letterale realizzazione dei principi evangelici può produrre degli orrori molto più grandi di quelli combattuti. Già il Concilio di Nicea, nel quarto secolo, sapeva di dover precisare, per così dire, i comandamenti sacri. Per esempio, era stato notato che chi non offriva la difesa armata alle vittime degli attacchi dei malvagi anche se rispettava letteralmente il comandamento non uccidere! si rendeva corresponsabile per i delitti e gli assassinii. Così agli albori del Cristianesimo. Ma oggi la Chiesa cattolica sembra aver completamente perso il senno, lacume ed il coraggio del proprio intelletto, che per secoli erano stati la sua più famosa e rispettata proprietà. In Italia, nellItalia legale, quella della politica, i sostegni intellettuali, diretti o indiretti, allinvasione pacifica dellEuropa si sono stesi lungo lintero arco pseudopolitico, dallestrema sinistra (dove i nipotini del (falso) 1968 sono diventati no-global), fino alla destra radicale. Davanti alla sfida in questione lopposizione no-global conferma i sospetti che si tratta di un movimento finanziato artificialmente come quello del 1968 a Parigi, per rovesciare la politica antiatlantica del generale De Gaulle. Il fine dei creatori e dei manipolatori del movimento no-global è di avere un sostegno e di diffondere limpressione che alla globalizzazione non cè alternativa oltre questo manipolo degli spostati che fanno discorsi fumosi e si abbandonano ai vandalismi. Così scopriamo che alla globalizzazione del capitale delle multinazionali (che) non conosce frontiere bisogna rispondere con una sfida uguale e contraria: fare in modo che nessuna frontiera fermi la nostra solidarietà. Forse è inutile qui far notare che la citata e presunta sfida dei no-global in verità si impegna per gli stessi fini ai quali mirano gli strateghi della globalizzazione, imponendo apertamente allUnione europea attraverso le proprie filiali ed i medium, dal dipartimento di demografia delle Nazioni unite, fino alle pagine di New York Times di aprire completamente le porte alle invasione immigratorie dal Sud. Daltra parte, ai neomarxisti, profondamente delusi per il crollo del sistema del socialismo reale e per il tradimento degli ex-compagni, postcomunisti che per il potere hanno svenduto tutte le conquiste sociali delle sinistre le immigrazioni in massa incutono la grande speranza per la nascita di un nuovo proletariato, il materiale umano necessario per la Rivoluzione. Anche tra le voci della destra tradizionale e radicale non sono rare le voci sostanzialmente proimmigratorie, mosse dai pensieri e anche dai sentimenti filoislamici e turcofili, con le motivazioni più variegate, ma tutte inconsistenti. La ricognizione di questo fronte del tradimento può partire molto dallalto, dalla cattedra dellaltrimenti illustrissimo medievalista Franco Cardini, che per suscitare i sentimenti filoislamici è solito usare un puerile ricatto morale, ossia un luogo comune, ma falso storico simile alle leggende metropolitane e cioè che gli Europei debbono la riscoperta della filosofia greca ai mussulmani. Per meglio dire: ai mercanti arabi che effettivamente vendevano le traduzioni dei testi antichi. In prossimità della decisione degli eurocrati per lapertura voluta da Madre America di tutte le vie per lentrata della Turchia nellUnione europea, i cori dei presunti maitre-à-penser, opinionisti ed esperti sono stati mobilitati per convincere gli Europei rimasti non convinti, anzi contrari che questa apertura fermerà la marea islamista non solo in questo paese, ma ovunque, perché con questo sarà premiato un islam moderato, anzi un islam laico (sic!). Così premiato a questo luminoso esempio turco seguiranno altri paesi islamici (e anche della stessa Israele ) e lincubo dellislamismo radicale sarà per sempre allontanato. Così i buoni scolari nostrani di Brzezinski hanno trasformato una crepa nel suo tema in una fossa dellassurdo per il proprio pensiero. Chissà se questo enunciato lo dobbiamo interpretare come lavvisaglia delle intenzione eurocratiche di invitare anche altri paesi mussulmani a divenire membri dellUnione europea. Altrimenti, se le porte dellUnione europea, dopo entrata della Turchia, rimanessero chiuse per gli altri paesi mussulmani, almeno dellarea mediterranea, questi resterebbero privi degli incentivi per seguire lesempio turco nella via verso un islam moderato o perfino lislam laico Probabilmente lentrata della sola Turchia nellUnione europea sarà vista in questi paesi come un modo subdolo degli occidentali per rompere lumma (la comunità) e lunità dei musulmani. Non cè bisogno di sottolineare che questi sentimenti possano inasprire le idiosincrasie e la marea islamista. Malgrado le differenze notevoli tra i moventi e le ragioni proimmigratorie che caratterizzano i principali centri dei poteri forti e decisionali che abbiamo indicato in una rassegna veloce un elemento in comune li associa tutti. Se questo elemento deve essere designato con una sola parola, questa è indubbiamente la stupidità. È evidente che nel tradimento dellEuropa partecipano anche molti altri elementi, i moventi e gli interessi, spesso nascosti sotto quelli falsi, moralistici ed ufficiali, ma anche molti di questi sono collegati direttamente o indirettamente con la stupidità. Bisogna ricordare che la luce della cattedra di Platone ci ha illuminato per sempre sullinterdipendenza tra letica e la logica, ossia lintelligenza, e che questo insegnamento, dopo secoli di oblio è stato riabilitato da Kant, Fichte e Weininger, forse sotto la spinta di una marea dilagante della stupidità moderna, borghese. Il tesoro mitologico degli europei ci offre unalternativa, una prospettiva cognitiva molto più veloce e sicura. Il vero mito è una cristallizzazione delle esperienze della comunità raccolte e verificate nel corso di lunghi secoli ed anche millenni. E quale mito europeo ci può aiutare almeno per una tesi di lavoro se non proprio come lindicatore diretto della verità? Il mito più antico sulla stupidità è quello sul fratello di Prometeo, Epimeteo, il cui nome significa colui che comprende tardi. A differenza di Eschilo, che nella tragedia Prometeo incatenato sostiene che lunica causa del martirio di Prometeo è il suo amore sconfinato per il genere umano Platone ci informa, nel Protagora, che il fuoco regalato agli uomini era una specie di compensazione dellerrore di Epimeteo. Avendo avuto dagli dei il compito di distribuire ai generi animali i mezzi di autodifesa Epimeteo aveva economizzato il male e così era arrivato agli uomini con le mani vuote. Ad un certo punto della tragedia eschiliana, Kratos, lincarnazione del potere supremo, alludendo al nome dellincatenato che letteralmente significa quello che prevede gli dice: A torto i divini ti chiamano Prometeo!. Solo in questa epoca, nellassedio delle catastrofi planetarie di una civilizzazione tutta fondata sul fuoco, lesplosione e la consumazione ignea, possiamo capire la lungimiranza di Zeus e la giustezza del castigo inflitto a Prometeo. Con una serie di indicazioni ed allusioni dirette e indirette, questo complesso di miti accusa hybris, la civilizzazione, come la prima causa dellistupidimento. Allora in questione era la civilizzazione dei popoli vinti e sottomessi dalle invasioni dei popoli indoeuropei, ossia euroariani, alla fine del secondo millennio. Sia nel Prometeo incatenato, sia nelle Eumenidi, dando la voce alle divinità vecchie, spodestate ed orrende, Eschilo ci trasmette la memoria della conquista e della vittoria euroariana, che ha portato il trionfo degli dei celesti sulle divinità sotterranee degli indigeni. LAtlantide è la più compiuta immagine mitizzata di questa civilizzazione dei Titani che Prometeo ha tradito. Anche lui un Titano, il Prometeo eschiliano li ha traditi perché spregiarono i mezzi di astuzia: le loro menti dure si figurarono un dominio senza fatica, grazie alla violenza. Un altro importante complesso delle esperienze di stupidità cristallizzate fa parte del ciclo dei racconti popolari sulle avventure di Guglielmo Tell. Si tratta di racconti popolari tedeschi sulla Città degli stupidi. In questa città gli abitanti fanno tutto il contrario al buon senso, rallegrando il cinico Guglielmo Tell, che pure li sollecita ad essere ancora più stupidi, per il proprio divertimento. Per esempio, i cittadini hanno costruito la casa comunale, dimenticando le finestre; per rimediare, hanno tentato di raccogliere e portare la luce raccolta dentro nei secchi, vassoi e sacchi. Tagliando gli alberi alla cima del monte, faticosamente hanno portato a mano dei tronchi, fino alla pianura. Solo lultimo tronco è scivolato dalle loro mani stanche e da solo, rotolandosi, è arrivato alla destinazione. Questo fatto li ha illuminati: così hanno riportato tutti i tronchi in cima, per poi spingerli a rotolarsi, liberati dalla fatica… Bisogna rilevare che gli abitanti della Città degli stupidi non erano sempre stupidi. Anzi, una volta godevano della fama dei più intelligenti ed addirittura saggi. I sovrani di molti paesi si contendevano i loro servizi e consigli. Questo vendere il proprio acume durava finché le loro mogli non si sono stancate e perciò hanno spedito ai mariti un ordine ultimativo di tornare a casa. A questo punto un sovrano ha deciso di conquistare con la forza la città dei saggi per avere i loro servizi solo per sé. Consci che le loro forze erano troppo deboli per resistere alla armata che si avvicinava, i saggi cittadini hanno deciso di capitolare, ma anche di simulare la stupidità davanti al conquistatore, sicuri che alla fine, deluso, il nemico li lascerà in pace. Infatti, entrando in città e vedendo intorno a sé solo gli spettacoli di incredibile stupidità, che potevano servire solo per il divertimento negativo, il sovrano ha deciso di ritirarsi. Purtroppo, mossi dalla paura che il nemico tornerà a verificare il loro stato di intelligenza, a forza di simulare sempre ed ovunque la stupidità, i cittadini hanno dimenticato la ragione e sono diventati veramente tutti stupidi. Dunque, la paura è il movente dellimitazione mimetica di stupidità, che con il tempo, a forza di perdurare, può trasformarsi in uno stato reale? La leggenda popolare sulla Città degli stupidi, su come i saggi siano diventati scemi, è confermata con un fenomeno della nuova storia dEuropa, che dopo la sconfitta nella Seconda guerra mondiale è stata divisa in due zone doccupazione, con le corrispondenti ideologie, i sistemi di indottrinamento forzato e i guardiani del politically correct. Come ci insegnano i racconti sulla Città degli stupidi, questo trasformismo mimetico, con il tempo, a forza di perdurare, ha soppiantato lintelligenza nascosta ed è diventato la vera natura, la proprietà richiesta, obbligatoria ed essenziale per le (pseudo) élites al potere. Se è necessario fissare una data dinizio dellistupidimento degli Europei questo è il 3 aprile del 1949. Quel giorno a Washington era stata pattuita lAlleanza atlantica, ed il presidente degli Stati Uniti Harry Truman, con i segretari dello Stato per la difesa (Louis Johnson) e per la politica estera (Dean Acheson) aveva offerto una cena, alla Casa Bianca, per i ministri degli esteri dei paesi membri. Come ci testimonia un fonogramma delle conversazioni a tavola, il presidente degli Stati Uniti aveva aperto il conclave con una minaccia falsa, dicendo agli ospiti europei che è imminente linvasione sovietica sullEuropa occidentale: Dobbiamo, infatti, avere ben presente che, a dispetto dellenorme potenziale di guerra americano, le nazioni occidentali sono praticamente disarmate e non hanno nessuna possibilità di impedire che le cinquecento divisioni (sic!) sovietiche schiaccino lEuropa occidentale… Dragos Kalajic
tratto da http://etleboro.blogspot.com/2008/08/leuropa-degli-idioti.html |