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LA FESTA È FINITA

di Richard Heinberg

 


La copertina La festa è finita, ci spiega Richard Heinberg nel suo ultimo libro tradotto e pubblicato in Italia da Fazi. La festa sarebbe quella dell’energia a basso costo, quella dei combustibili fossili e, in particolare, quella tratta dal petrolio. Si tratterebbe di un cambiamento epocale alle porte, una rivoluzione che pone l’intera umanità di fronte alla concreta possibilità di regredire, sul piano dei consumi globali; i consumi di ogni genere. Secondo il ragionamento del giornalista-divulgatore californiano, che si richiama alle tesi dei “geologi indipendenti” proclamandone l’autonomia di giudizio rispetto alle agenzie governative che si occupano di energia e rispetto all’OPEC (l’organizzazione dei Paesi produttori di petrolio), il picco di produzione dell’oro nero sarebbe drammaticamente vicino. Cadrebbe in una data posta tra il 2006 e il 2015, praticamente domani; e subito dopo la stessa sorte toccherebbe al gas naturale.

Certo: il picco di produzione non significherebbe l’esaurimento della risorsa; però da quel momento in poi non si potrebbe più far crescere la produzione di petrolio, con una ricaduta gravissima sui prezzi della materia prima. Non potendo più aumentare l’estrazione del greggio, infatti, il prezzo salirebbe costantemente fino a far diventare un week-end in campagna con l’automobile un lusso alla portata esclusiva dei ricconi, dapprima, e poi soltanto degli apparati militari. Quindi: addio alla “democrazia delle quattro ruote”, e buongiorno alla guerra planetaria per i giacimenti residui.

Il progressivo esaurimento del petrolio — impossibile secondo Heinberg sostituirlo con le energie alternative, delle quali ci viene offerta una disamina puntigliosa e attenta: dall’eolico al nucleare — farebbe regredire i consumi e modificherebbe i costumi di miliardi di persone. I sei miliardi di umani attualmente vivi sulla Terra, d’altronde, si ridurrebbero della metà nel giro di meno di un secolo, perché anche la produzione alimentare è legata strettamente al petrolio e al gas naturale.

Una prospettiva, questa di Heinberg, decisamente apocalittica: il libro mette proprio di cattivo umore, anche perché — pur augurando all’umanità intera un radicale e salutare esame di coscienza — non perde occasione per seminare pessimismo. Un pessimismo — alla luce della storia umana e delle guerre attuali — che non sembra affatto esagerato. Insomma: la festa è finita davvero? Di certo, per molti uomini e donne sul nostro disastrato pianeta, non è mai cominciata.


 

da http://www.prom.it/rainews/rubrica/libri/recensione.asp?id_info=4366.