traduzione di Carpanix
Noi, membri delle comunità educative e scientifiche coinvolte nello studio del picco massimo globale della produzione petrolifera, offriamo la seguente dichiarazione riguardo al problema e alle sue implicazioni per il nostro futuro:
Il petrolio è una risorsa limitata.
Una crescente maggioranza dei principali geologi petroliferi mondiali è concorde
sul fatto che oltre il 95% del petrolio estraibile al mondo è già stato
scoperto. Sappiamo quindi, con un ragionevole grado di certezza, la quantità
totale di petrolio che ci è stata messa a disposizione all’inizio dell’era petrolifera.
Al momento di questa dichiarazione, l’umanità ha consumato approssimativamente
la metà del petrolio originariamente disponibile. Continuiamo a consumare questa
risorsa limitata alla velocità di circa 75 milioni di barili al giorno — più
di quattro volte la velocità alla quale stiamo individuando nuovi giacimenti.
Non si tratta di una situazione nuova: ogni anno, fin dal 1981, troviamo meno petrolio
di quanto ne usiamo, e la differenza tra quello scoperto e quello consumato va crescendo.
La situazione si sta facendo critica.
Il petrolio è la nostra più importante fonte energetica.
Il petrolio è il combustibile che ha consentito la crescita della civiltà
moderna e tutti i Paesi industrializzati fanno oggi affidamento sul petrolio in misura
straordinaria. Esso fornisce il 40% della nostra energia primaria e la sua versatilità
fisica e chimica, così come la sua densità energetica, è tale che
nessun’altra fonte di energia conosciuta può sostituirlo in modo pienamente
adeguato. Il petrolio è un fattore critico per la nostro sistema di trasporti,
e costituisce l’essenza dell’agricoltura industriale. Esso è altrettanto essenziale
per l’industria chimica e farmaceutica, per gran parte dell’industria tessile, e
per una serie di altre industrie. In breve, il petrolio è l’ossigeno del mondo
industriale.
La produzione petrolifera globale sta raggiungendo il suo massimo.
Dopo oltre cinquant’anni di ricerche ed analisi relative alla materia, è ora
chiaro che la velocità alla quale i produttori possono estrarre il petrolio
ha raggiunto, o è molto prossima a raggiungere, il massimo livello possibile.
Questo è ciò che significa “picco petrolifero”. Con grandi sforzi e grandi
spese, l’attuale livello della produzione petrolifera può forse essere mantenuto
ancora per alcuni anni ma, più in là, esso comincerà un inevitabile
e irrevocabile declino. Questo declino è una certezza, garantita dalle leggi
naturali che governano il mondo fisico, e nulla nella scienza, nella tecnologia o
nell’ingegneria potrà impedirlo. Il consumo di una risorsa limitata non può
che essere esso stesso limitato. I tentativi di ritardare l’inizio di questo declino
assicurano solo un declino più rapido ed incontrollabile.
Il picco petrolifero è una potente forza destabilizzante.
Gli effetti destabilizzanti del picco petrolifero toccano in profondità i sistemi
economici, l’ambiente, e la geopolitica. L’inesorabile ridursi della disponibilità
sta già destabilizzando il mercato del petrolio, creando estremi movimenti dei
prezzi in risposta anche ai più piccoli elementi di disturbo. Prezzi del petrolio
più elevati creano crisi economiche producendo aumenti dei prezzi dei beni di
consumo e riducendo nel contempo le entrate. Gli sforzi per sostenere tali economie
indebolite ricorrendo a regolamentazioni più liberiste in materia ambientale,
a più numerose trivellazioni in aree selvagge molto delicate, o ricorrendo al
passaggio a tecnologie basate sul nucleare o sul carbone, minacciano gravemente l’ambiente
ed il clima. In passato, i Paesi del Medio Oriente hanno incrementato la produzione
per dare sollievo ai mercati in crisi, ma con oltre 50 Paesi produttori di petrolio
ormai in fase di declino e con lo stesso Medio Oriente che si avvicina al proprio
picco petrolifero, ogni sollievo, a questo punto, sarà limitato e temporaneo.
L’attuale azione militare in Iraq potrebbe avere come risultato la cancellazione
dei contratti per lo sviluppo dei giacimenti petroliferi iracheni ora detenuti dalla
Russia, dalla Cina e dalla Francia, minacciando così gravemente l’economia di
questi Paesi. I danni apportati dalla guerra all’Iraq, alla sua popolazione e ai
suoi giacimenti petroliferi — e anche al territorio — hanno il potenziale di liberare
forze imprevedibili. La posta geopolitica in gioco non è mai stata così
alta.
Non ci sono soluzioni facili.
Ogni discussione relativa alle soluzioni deve rifarsi a principi scientifici. Proposte
serie circa le tecnologie per sostituire il petrolio devono essere sostenute più
dalle leggi della fisica e della termodinamica, che da quelle degli affari e dell’economia.
Molti dei sostituti del petrolio proposti presentano serie limitazioni tecniche.
Il gas naturale è una risorsa limitata, e la sua produzione è già
in fase di declino nell’America del Nord. L’idrogeno è una panacea comunemente
citata, ma più che essere una fonte primaria di energia, ne è solo un vettore
ed il suo impiego costituisce una perdita di energia netta. Per questo, esso non
risolve la questione. L’energia solare, eolica e nucleare non sono adatte per i trasporti
e hanno altri limiti che possono impedirne l’impiego su larga scala. Le tecnologie
ancora in fase di sperimentazione, tanto provate quanto ancora da provare, per definizione
non saranno pronte all’uso nell’arco di tempo e nella quantità richiesti dalle
circostanze. Il punto chiave è che il problema del picco petrolifero esiste,
e tutte le alternative note sono non pronte, o inadatte, o fonte di problemi, o di
potenza limitata.
Chiediamo a tutti i governi del mondo di riconoscere la gravità del problema
del picco petrolifero.
Il picco petrolifero è inevitabile. I primi avvertimenti vennero resi pubblici
quasi mezzo secolo fa, e furono largamente ignorati. Da allora, sempre più,
la comunità dei geologi petroliferi ha espresso preoccupazioni circa le scorte
globali di petrolio. Dal 1995, un gruppo di geologi veterani ha continuato a proporre
avvertimenti fondati su analisi esaustive. È ormai abbondantemente ora di dar
loro ascolto.
Il picco petrolifero è la sfida più difficile mai affrontata dalla civiltà umana. Per affrontarla, dobbiamo unirci nel riconoscere la nostra vulnerabilità collettiva e lavorare insieme per mettere in atto cambiamenti della struttura culturale e civile mai tentati prima. Noi non sottovalutiamo le proporzioni del compito, né la scarsa possibilità di riuscire a metterlo in atto senza conseguenze rilevanti. Le conseguenze dell’inazione, però, vanno oltre ogni comprensione.
Per favore, unitevi a noi facendo vostra questa dichiarazione e divenendo parte della comunità che lavora per sviluppare risposte ad ogni livello.
http://www.copad.org/index.php?doc=oilpeak-war.doc&expandMessage=3
Traduzione di Carpanix
Versione originale in inglese: fai click qui.